Tremonti sconfitto dai mercati “Ma così ho stanato i francesi”

Il ministro dell’economia ci aveva provato con quello che efficacemente aveva battezzato «shopping normativo», lui uomo di diritto che detesta i cultori dell’economia, scienza assai fallibile, e non certo di moda di questi tempi dopo il patatrac provocato in tutto il mondo dai mutui subprime. Eppure gli economisti glielo avevano detto: il mercato ha le sue regole, non si può dirottare all’ultimo minuto. E poi chi può dire che una Parmalat francese sia peggio per i consumatori italiani. Non è per questa via che si conquistano quote di mercato. E glielo aveva detto la Confindustria di Emma Marcegaglia che, infatti, era entrata anche così nel cono d’ombra tremontiano. La decisione del gruppo della famiglia Besnier di lanciare un’Opa totalitaria su Parmalat ha dato ragione agli economisti e smentito l’ambizioso progetto normativo (non industriale) di Tremonti. Che ieri, a Villa Madama, è rimasto impassibile nell’ascoltare i presidenti Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi che esaltavano il ruolo del libero mercato nel quale le aziende si comprano o si vendono, rispettando le regole generali, non quelle ad hoc in gestazione. Riservando ai governi al massimo un’azione di moral suasion per evitare lo scontro tra gruppi industriali di paesi confinanti. Oppure per indirizzare alleanze destinate a costruire grandi gruppi italo-francesi o franco-italiani. È rimasto impassibile il ministro pensando alla sua linea difensiva. Che in tarda serata ha pure svelato ad alcuni suoi interlocutori: «Io non ho mai pensato di alzare le barricate per difendere l’italianità  di Parmalat. Non è vero che fosse questo l’obiettivo del decreto per far slittare le assemblee e poi dell’emendamento per rafforzare il ruolo della Cassa depositi e prestiti. Non abbiamo mai pensato che il Fondo della Cassa avesse una funzione difensiva. Servirà , piuttosto, ad aiutare e a consolidare le imprese italiane». A farle crescere di dimensioni perché con il nostro nanismo imprenditoriale stentiamo a reggere la competizione globale. Insomma, nessuna azione per difendere le aziende italiane sotto attacco straniero: Parmalat e Edison in testa. Vero è che il governo si è mosso subito dopo la salita di Lactalis al 29 % di Parmalat, con i francesi che hanno comprato dai fondi americani che da tempo mostravano insofferenza nei confronti delle politiche poco aggressive, in particolare nelle acquisizioni estere, messe in campo dall’amministratore delegato Enrico Bondi. «Non vedo perché – disse allora Tremonti chiarendo l’obiettivo sul suo “shopping normativo” – una legge che difende i lavoratori in altri paesi, non possa andare bene a difendere i lavoratori del mio paese». Dunque, difesa sì ma per i lavoratori. E qui c’è un pezzo importante della partita tremontiana. Perché chi teme davvero gli effetti dello “shopping” francese sono i produttori di latte, concentrati in particolare nell’area lombarda di voto perlopiù leghista. Neanche per loro ha funzionato la barriera normativa che il governo aveva tentato di innalzare. Ora rischiano – così almeno sostengono – che i francesi andranno a comprare il latte (quello che serve per le produzioni industriali ma non per i prodotti “dop” come il parmigiano) dai produttori d’oltralpe. Anche per questo ieri il leader del Carroccio, Umberto Bossi, è andato giù durissimo. Alla sua maniera: «Siamo diventati una colonia francese». Ma, d’altra parte, i francesi con le loro leggi (quelle che Tremonti ha detto di aver voluto copiare) non hanno mai pensato di impedire l’acquisto di imprese dell’agro-alimentare. La legge francese difende ben altro: le attività  relative all’ordine pubblico, alla sicurezza pubblica, o agli interessi della difesa nazionale. Più precisamente le attività  di ricerca, produzione o commercializzazione di armi, munizioni o sostanze esplosive. Dunque «né l’auto, né l’energia, né tantomeno l’alimentare», come ha osservato sul sito lavoce. info l’economista Carlo Scarpa. A “difendersi”, piuttosto, è Tremonti. Perché il ministro – stando almeno ai resoconti di chi ieri sera ci ha scambiato qualche valutazione – ha ripensato alla partita e alla fine ha rivendicato l’efficacia della sua mossa politica. Il ragionamento: «La politica ha condizionato eccome la scalata di Lactalis. Senza il nostro intervento, i francesi si sarebbero presi Parmalat con lo sconto. Ora hanno dovuto lanciare l’Opa totalitaria. Dovranno tirare fuori molti più soldi di quanti ne avevano immaginati. Mi sembra un bel passo avanti rispetto al punto di partenza». Stanati, insomma. Ne beneficeranno gli azionisti, un po’ anche i piccoli truffati da Calisto Tanzi. Certo, resta il vuoto della controffensiva industriale. Fuori Ferrero, fuori Granarolo, per ragioni diverse, non si vede all’orizzonte nemmeno l’ombra di un gruppo tricolore in grado di sborsare più di quattro miliardi di euro per riportare Parmalat tra i nostri gioielli industriali. Anche questo diceva ieri sera il ministro Tremonti che, tuttavia, ha spesso sostenuto che più che la politica industriale serve la semplificazione normativa. Ancora la strada delle leggi che però non sempre va d’accordo con quella dell’economia.


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