Tragedia durante i soccorsi, dispersi più di 250 migranti

LAMPEDUSA – Imbarcavano acqua ed avevano il motore in avaria quando sono arrivate le motovedette italiane. Nell’oscurità  della notte hanno cominciato a sbracciarsi, alzandosi in piedi sulla carretta nella quale erano stipati all’inverosimile. Un’imprudenza dovuta anche alla gioia per quello che pensavano il pericolo scampato. E invece è stato l’inferno. La barca di appena 13 metri si è sbilanciata su un fianco e circa 300 immigrati sono finiti in mare. E’ stato un lungo e straziante aggrapparsi l’uno all’altro, tra onde alte quattro metri e un feroce vento di maestrale a 39 nodi. «Proprio come il Titanic» hanno raccontato i superstiti. Solo 53 sono riusciti ad aggrapparsi alla barca o ad afferrare i salvagente lanciati dalle motovedette italiane. Dopo ore ed ore di ricerche non è stato recuperato nessun altro in vita. Poi il mare ha restituito solo cadaveri, compresi quelli di 5 bambini piccolissimi. Gli elicotteri ne hanno avvistati 25 che oggi si tenterà  di recuperare per trasferirli a Porto Empedocle dove la procura di Agrigento si appresta ad aprire un’inchiesta, seppure contro ignoti. Ufficialmente si continua a parlare di dispersi ma all’appello mancano almeno 250 persone per le quali le speranze sono praticamente nulle. Una delle più gravi tragedie dell’immigrazione in un Canale di Sicilia ormai diventato una gigantesca fossa comune. «Seguiamo con dolore e commozione quel che sta avvenendo a Lampedusa» ha commentato il premier Berlusconi che ha annunciato per sabato un’altra visita sull’isola. Tanti morti finiscono quasi per vanificare gli sforzi dei soccorsi solo italiani. La tragedia è avvenuta 39 miglia a sud-ovest di Lampedusa in acque Sar (soccorso e ricerca) di competenza maltese che però non ha impegnato una sola motovedetta. Dopo aver ricevuto l’allarme da un satellitare intorno all’una Malta ha girato l’allerta al nostro comando delle capitanerie che ha fatto partire da Lampedusa due motovedette. Intorno alle 4 è stato intercettato il barcone, poco dopo la tragedia. In zona è stato dirottato anche il peschereccio «Cartagine» di Mazara del Vallo. «Quando siamo arrivati — racconta il comandante Francesco Rifiorito— c’era una distesa di persone in mare, li vedevo comparire e scomparire tra le onde. Solo tre siamo riusciti a tirarli a bordo» . Tra i superstiti c’è chi ha visto morire mogli, figli, fratelli. All’arrivo a Lampedusa sono apparsi stremati e straziati dal dolore, ma in buone condizioni di salute. Sono Somali, Eritrei, Sudanesi, Nigeriani e Camerunensi che vivevano in Libia da dove sono stati costretti a scappare perché presi di mira dalle milizie pro o contro Gheddafi. Il loro viaggio è cominciato due giorni prima della tragedia da Zuwarah e hanno pagato 400 dollari. Come loro ce ne sono altri pronti a partire. «Oltre 400 mila» secondo il portavoce dell’Unhcr Laura Boldrini. Venivano dalla Libia anche i due barconi con 68 e 335 migranti dei quali si è persa ogni traccia. Tre giorni fa si è saputo che alcuni di loro sono stati trovati cadavere e sepolti senza essere identificati. Ieri un dettaglio inquietante fornito da Mussie Zerai dell’agenzia Habeshia: «Alcuni hanno segni di colpi d’arma da fuoco» . La Ong Everyone ha chiesto subito di aprire un’inchiesta internazionale per individuare i colpevoli del massacro, definito un crimine contro l’umanità .


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