Svolta in Costa D’Avorio Gbagbo arrestato nel suo bunker dopo l’assedio dei francesi

PARIGI – Le prime immagini dopo l’arresto sono quelle di un uomo stravolto, che guarda verso le telecamere con occhi sbarrati. Piantonato dagli uomini delle Nazioni Unite, Laurent Gbagbo barcolla, si regge in piedi a fatica. Ha fatto appena in tempo a infilare una camicia sopra alla canottiera bianca sgualcita. Il primo piano del suo volto rivela una probabile ferita sotto all’occhio destro. L’ex presidente della Costa d’Avorio si è arreso alla fine di un assedio durato giorni, che nelle ultime ore si è trasformato in una pioggia di fuoco contro di lui. Ieri mattina la sua residenza nel quartiere di Cocody, ad Abidjan, è stata completamente circondata dai mezzi blindati del rivale Alassane Ouattara. Nel bunker, Gbagbo e la sua famiglia vivevano ormai senza più cibo né comunicazioni con l’esterno. Dal cielo sono arrivati i bombardamenti aerei delle forze francesi, accompagnati poi dagli elicotteri. La zona, non lontano dall’ambasciata francese, è diventata un campo di battaglia, la villa presidenziale è stata quasi completamente distrutta. Gbagbo, e i pochi lealisti rimasti con lui, non hanno avuto più alcuna via di fuga. Nel primo pomeriggio, le forze di Ouattara sono potute entrare nella residenza e hanno portato via l’ex presidente, insieme alla moglie Simone e al figlio Michel. Secondo il portavoce di Gbagbo in Francia, Alain Toussaint, sarebbero stati i soldati francesi dell’operazione Liocorno a procedere materialmente all’arresto. Ma il ministro della Difesa francese, Gerard Longuet, ha smentito. «C’è stato solo un’operazione di supporto» ha spiegato Longuet ricordando che l’operazione Liocorno era stata lanciata meno di due settimane fa per fermare i massacri nella capitale e permettere al presidente, eletto nel novembre scorso, di prendere le sue funzioni. Gbagbo è stato portato all’Hotel du Golf, il quartier generale del rivale Ouattara, esposto come un trofeo alla televisione. Fino all’ultimo ha tentato di conservare quel potere conquistato nel 2000. Adesso aspetta di conoscere il suo destino. Forse un processo immediato, oppure l’esilio da Abidjan. «Sarà  il nuovo governo a decidere cosa fare di lui» ha spiegato un portavoce dell’Onu. Secondo Human Rights Watch il dittatore deposto deve essere processato per crimini contro l’umanità . Ma Ouattara potrebbe non avere interesse ad avviare un procedimento giudiziario: alcune delle sue milizie sono anche accusate di violenze nell’ovest del paese.«È finito un incubo» ha detto Guillaume Soro, il nuovo primo ministro. Ai sostenitori dell’ex presidente ha chiesto di deporre le armi: «Non ci sarà  una caccia alle streghe – assicura Soro – unitevi a noi». Anche Gbagbo in serata ha lanciato un appello alla pace. «Fermate i combattimenti». Nonostante la sua resa, rimangono molte incognite sul futuro della Costa d’Avorio. Subito dopo l’arresto, il presidente Nicolas Sarkozy ha chiamato Ouattara. La Francia, che è sospettata di ambizioni neocolonialiste, ha promesso di ritirarsi al più presto dal paese, ma chiede che sia avviato un percorso di riconciliazione tra le varie fazioni e la formazione di un governo di unità  nazionale. Dagli Usa è arrivato il plauso del presidente Obama, che ha chiesto a «tutti i gruppi di miliziani di deporre le armi». Mentre per il segretario di Stato Hillary Clinton, la cattura del presidente uscente della Costa d’Avorio, invia un segnale: i leader aggrappati ad ogni costo al potere devono affrontare le conseguenze delle loro azioni. Ed è apparso ovvio che il suo messaggio fosse rivolto a un altro uomo che in queste ore è assediato nel suo bunker, probabilmente convinto anche lui di poter resistere.


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