Portogallo. Un’offerta che non si può rifiutare

I Soprano è disponibile anche in portoghese. I portoghesi potranno quindi scoprirvi molte più cose sul loro destino che non sui media che parlano di come il Portogallo sia l’ultima economia essere caduta nelle grinfie della Commissione europea e, probabilmente, dell’Fmi. Come possono testimoniare irlandesi e greci, è un abbraccio da vero gangster.

Il governo portoghese ha chiesto un prestito di emergenza di 80 miliardi di euro, in seguito a un’asta di titoli di stato che ha visto i tassi d’interesse raggiungere livelli esorbitanti. Ma a giudicare dall’esperienza di altre regioni europee, il tasso applicato dall’Ue non sarà  inferiore a quello richiesto dai mercati.

I bailout di Irlanda e Grecia sono stati definiti un passo estremo ma necessario per mantenere la solvibilità  dello stato. L’intento tuttavia è fallito. Entrambe queste economie hanno subito ulteriori declassamenti da parte delle agenzie internazionali di rating del credito da quando sono stati annunciati i bailout, e i mercati finanziari stanno ancora contemplando l’eventualità  di un probabile default.

Il governo di Lisbona, come quelli di Atene e Dublino, probabilmente scoprirà  di aver scambiato l’incerto e costoso debito del mercato finanziario con il certo ed esorbitante debito verso l’Ue e l’Fmi. Di conseguenza, lo stato sarà  meno capace di ripagare l’indebitamento sul lungo periodo e di sostenere le spese connesse al debito sul breve.

Ma c’è di peggio: in cambio dei capitali per il salvataggio saranno richiesti ulteriori tagli alla spesa pubblica e nuove tasse per i contribuenti a basso e medio reddito, il che strangolerà  l’attività  economica, riducendo le entrate fiscali da cui dipendono le spese per il debito. La probabilità  è quindi che il deficit aumenti, e altrettanto vale per il rischio di default. Al momento le entrate fiscali di greci e irlandesi sono in calo.

Si susseguono invece le notizie (puntualmente smentite a livello ufficiale) secondo cui il Fmi sta sollecitando un parziale default del debito greco. A prescindere dal fatto che tali notizie siano vere o meno, l’opinione comune – costituita nello specifico dall’Economist, dal Financial Times e da economisti di spicco come Joseph Stiglitz, Paul Krugman e Kenneth Rogoff – sta sollecitando un default parziale di Irlanda e Grecia semplicemente perché gli interessi sono ormai insostenibili.

La ragione per cui queste somme aumentano la probabilità  di un default è che si tratta di bailout alla Tony Soprano: in pratica, nemmeno un centesimo va a finire nei paesi interessati, bensì dritto dritto ai creditori, cioè le banche europee e gli hedge fund statunitensi. Si tratta di una replica degli odiati bailout delle banche visti in tutto il mondo, questa volta però a livello internazionale. I contribuenti delle cosiddette economie “periferiche” stanno salvando le grandi banche europee. Anche le banche britanniche ne approfittano, in primis la Royal Bank of Scotland, di proprietà  dello stato.

Periferici e dannati

La definizione “economie periferiche” è una delle etichette più garbate per designare i destinatari degli aiuti. Si dice che la classificazione avvenga sulla base dei livelli di indebitamento, ma non è così. Sia l’Italia che il Belgio hanno un rapporto tra indebitamento pubblico e Pil molto più alto di queste economie, a eccezione della Grecia. Né del resto è vero che siano tutte cronicamente predisposte ad alti deficit: Irlanda e Spagna prima della crisi avevano infatti notevoli eccedenze pubbliche.

In realtà  è il settore bancario a determinare se un paese verrà  a trovarsi sotto l’attacco dei mercati finanziari, delle agenzie di rating, dall’Ue e dalla Banca centrale europea. I dati forniti dalla Bank for International Settlement evidenziano che i valori patrimoniali netti del settore bancario di Germania, Paesi Bassi e Francia sono superiori ai duemila miliardi di dollari, mentre i paesi che si affacciano sul Mediterraneo hanno passività  esterne di oltre 400 miliardi di dollari. L’Irlanda è passata da essere il tipico esempio di austerità  al caso disperato dell’Ue solo quando alla fine del 2010 le sue banche si sono rivelate palesemente insolventi.

Anche la politica interna ha la sua fetta di responsabilità . La crisi ha colpito tutti i paesi, ma alcuni hanno saputo affrontarla meglio di altri, soprattutto grazie a un aumento della spesa pubblica che ha portato alla ripresa dell’economia. È stato l’iniziale indebolimento delle entrate fiscali a determinare la gravità  della crisi. Se si dovessero riunire le economie europee a bassa fiscalità , in prima fila sederebbero Irlanda, Estonia, Slovacchia, Grecia, Spagna e Portogallo.

I loro speculatori nei settori bancario, imprenditoriale, edilizio e delle spedizioni hanno giocato d’azzardo e perso. Adesso sono arrivati i duri a privarli di ogni asset e a rifilare ai contribuenti ancora più debito. Come direbbe Tony Soprano, watchyagonnado?  (“come pensi di cavartela?”). (traduzione di Anna Bissanti)


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