No alle minacce, lavoratori e sentenze vanno rispettati

Dopo queste prime otto sentenze che hanno affermato la legittimità  del contratto unitario dei metalmeccanici siglato nel 2008, ho sentito delle reazioni spropositate, persino delle minacce, però vorrei partire da una cosa che mi ha particolarmente colpito, anche perché arriva da un mio collega…». A dispetto delle festività , Maurizio Landini si trova ancora una volta al centro del dibattito con la sua Fiom e i lavoratori metalmeccanici. Ed a volte è difficile separare la componente emotiva da quella razionale. «Fatico davvero a spiegarmi – continua il segretario – le parole dette da Rocco Palombella della Uilm, il quale è arrivato ad augurarsi che, dopo le sentenze, Federmeccanica chieda alle aziende non solo di sospendere il pagamento degli aumenti contrattuali ai nostri iscritti ma persino di pretendere gli arretrati». Eppure succede… «Qui si va ben oltre il confronto sindacale, emerge dell’odio nei confronti di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici, con stipendi spesso al limite di una dignitosa sopravvivenza, che porta ad auspicare una ritorsione nei loro confronti. Sono cose molto, molto distanti dalla Fiom e da tutta la Cgil, che da sempre hanno individuato le loro controparti nelle aziende e mai in altre forze sindacali ». Anche gli industriali non volano basso, cosa pensa delle loro minacce? «Sono,come detto, delle prese di posizione spropositate, anche se dubito che alle parole seguiranno i fatti. Però prima di entrare nel merito è opportuno ricostruire il susseguirsi degli eventi per evitare il pericolo di pericolose confusioni». La storia comincia nel 2009… «No, in realtà  l’anno precedente quando c’è la firma dell’ultimo contratto unitario che poi, e su questo i giudici ci danno ragione, è ancora in vigore fino alla scadenza di fine anno. Quel contratto fu però disdettato nel 2009 da Fim, Uilm e Federmeccanica e “sostituito” con un altro, da noi mai sottoscritto, che a fronte di elementi peggiorativi, come in tema di contrattazione in deroga, part-time e contratti a termine, introduceva dei modesti aumenti salariali, circa 100 euro nel triennio 2010-2012». Da qui i vari ricorsi contro le singole aziende che i giudici stanno cominciando ad accogliere. «Sì,ma non dimentichiamo che dopo la disdetta del contratto unitario, e prima della stipula di quello separato, la Fiom aveva cercato di salvare il salvabile proponendo un “congelamento” della situazione che prevedeva la trattativa solo sull’adeguamento economico per il biennio 2010-2011 e rimandava il resto della discussione al successivo contratto, il tutto a fronte di un impegno di Federmeccanica a bloccare i licenziamenti. Ma non è servito a nulla: gli industriali hanno proseguito per la loro strada insieme a Fim e Uilm senza neppure sottoporre ad un referendum unitario il successivo contratto separato ». Federmeccanica adesso starebbe valutando di alzare il livello dello scontro: «Se i giudici dicono che il contratto2008èancoravalido, allora non paghiamo più gli aumenti del 2009». Perché non crede a questa minaccia? «Perché è un ragionamento senza senso, che oltre ad aprire un’infinità  di contenziosi con i lavoratori metterebbe in difficoltà  molte imprese. Ne va del rispetto dell’articolo 36 della Costituzione. Come si può concepire che a parità  di mansione e lavoro svolto due operai possano essere pagati in modo diverso perché appartengono a questo o quel sindacato?». Come se ne esce? «Intanto rispettando il lavoro dei giudici che non fanno altro che applicare le leggi, quelle a cui noi ci appelliamo quando presentiamo i nostri ricorsi. Non è bello sentire che dopo la sentenza Thyssen qualcuno si chiede se è ancora il caso di investire in Italia. E poi serve ripartire dalla logica del contratto unitario, e per farlo servono regole e democrazia fra le forze sindacali. Ad esempio, i referendum sui contratti occorre farli sempre, e non solo quando fa comodo a Marchionne. Ma democrazia significa anche ascoltare la base dei lavoratori prima delle intese, se no si rischia di perdere il contatto con la realtà ».


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