Il Portogallo bussa a Bruxelles aiuti Ue-Fmi oltre 80 miliardi

BUDAPEST – La Ue è pronta a salvare il Portogallo. Il «caso» approda all’Ecofin di Budapest mentre il governo Socrates, ancorché dimissionario, avanza una richiesta formale di aiuti: si parla di oltre 80 miliardi, tra Unione europea e Fmi. Le autorità  monetarie europee, riunite nel castello di Godollo, a trenta chilometri dalla capitale ungherese, ne discutono a partire da oggi. Al vertice, per l’Italia ci saranno il ministro Tremonti e il governatore Draghi. Sul loro tavolo due notizie, una buona l’altra cattiva. La buona arriva dall’agenzia di rating Moody’s: nel giro dei prossimi tre – quattro anni il paese «può tornare a generare» un surplus primario (al netto degli interessi). Il passo «è vicino» e «non ci sono cambiamenti brutali da fare». Inoltre l’Italia non corre un rischio-contagio dai guai dei paesi della zona euro. La seconda notizia, quella cattiva, è dell’Ocse: il Pil pro-capite scende. Nel quinquennio 2004-2009 è calato in media di 0,2 punti l’anno. Diminuisce anche la produttività . I problemi finanziari di Lisbona e il rischio-contagio che comportano, scombussolano l’agenda del summit Ue: il Portogallo è il terzo paese euro a lanciare un Sos nel giro di un anno, dopo Irlanda (85 miliardi) e Grecia (110). Eppure c’è stato un gran pressing sulle autorità  portoghesi perché si decidessero a fare questo passo, nonostante la crisi politica. Lo stesso presidente della Bce Trichet, nella conferenza stampa che ha accompagnato il rialzo dei tassi, svela di aver «incoraggiato» Lisbona ad accedere ai quattrini dell’apposito fondo salva-stati. E come lui, tutti i ministri, a cominciare dal tedesco Schauble, parlano di «scelta ragionevole e necessaria». Le tensioni sui mercati non fanno comodo a nessuno. Spaventano soprattutto i paesi più deboli, a cominciare dalla Spagna, che è molto esposta verso il Portogallo: il ministro Salgado e la stessa commissione escludono però un crollo di Madrid come pure l’Ocse. Per l’Italia, invece, arrivano giusto ora le rassicurazioni di Moody’s. A Godollo comunque il ministro portoghese dos Santos farà  il punto sulla situazione finanziaria e politica del suo paese. La scelta del governo Socrates giunge dopo mesi di resistenza. Segue un drammatico no parlamentare all’ennesimo piano di rigore e divide il paese. I sindacati hanno già  avvertito che non intendono sopportare altre strette, dopo il taglio a pensioni, stipendi, aiuti sociali e investimenti e dopo l’aumento di tasse e bollette. Un sondaggio rivela che per il 33% dei portoghesi il supporto esterno è «la scelta migliore» ma per un altro 39% è l’esatto contrario.


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