25 aprile: a Lampedusa da CGIL fiori ai “morti senza nome”

Un’iniziativa singolare voluta da Antonio Riolo, della segreteria regionale Cgil Sicilia, venuto a Lampedusa perche’ “queste persone sono morte per fame e liberta’”. “Lampedusa – ha detto Riolo- non e’ un baluardo nel Mediterraneo, come dicono in tanti, ma diventata una finestra di entrata e di uscita da un posto all’altro”. Presenti alla commemorazione anche Pietro Milazzo, responsabile immigrazione della Cgil Sicilia e dua rappresentanti della Cgil di Brescia. Per deporre i fiori ai ‘morti senza nome’ Riolo ha dovuto chiedere un mazzo di orchidee alla Chiesa di Lampedusa “perche’ – spiega neppure oggi e’ arrivata la nave dal Porto Empedocle a causa del brutto tempo e nn sono arrivati neppure i fiori, quindi ho chiesto al parroco di darmi un mazzo di fiorni per i morti che non hanno mai avuto un nome e sepolti a Lmqapedusa. Il 25 aprile e’ l’occazione per ricordare chi muore per affrancarsi dall’oppressione”.


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  «Quello che ha cominciato Hitler lo porteremo fino in fondo. Che finiscano nelle camere a gas, nei forni». Quando il ministro degli esteri Radek Sikorski ha letto questo e altri commenti simili in un foro di discussione di Internet, ha deciso di andare dal giudice.

Vaticano, si dimette monsignor Marchetto il vescovo che difendeva immigrati e rom

CITTA’ DEL VATICANO – L’arcivescovo Agostino Marchetto si è dimesso. Per anni dal suo ufficio di segretario del Pontificio consiglio dei migranti, è stata la “voce” scomoda della Santa Sede sempre in prima fila in difesa di immigrati, zingari, clandestini in fuga da guerre, fame e malattie. In tante occasioni, sfidando anche i malumori delle alte gerarchie vaticane che spesso lo hanno richiamato all’ordine con prese di distanza ufficiali, monsignor Marchetto non ha avuto timore di mettere sotto accusa quei Paesi – a partire dall’Italia berlusconiana e, solo pochi giorni fa, anche la Francia di Sarkozy – che affrontano il delicato problema dei flussi migratori con i respingimenti.

Il razzismo viene dall’alto

Vorrei proporre alcune riflessioni attorno alla nozione di “razzismo di Stato”. Queste riflessioni si oppongono a un’interpretazione molto diffusa delle misure prese di recente dal governo francese, dalla legge sul velo fino all’espulsione dei rom. Questa interpretazione vi vede un’attitudine opportunista che mira a sfruttare i temi razzisti e xenofobi a fini elettorali. Questa supposta critica riprende il presupposto che fa del razzismo una passione popolare, che lo considera la reazione impaurita e irrazionale degli strati retrogradi della popolazione, incapaci di adattarsi al nuovo mondo, mobile e cosmopolita.

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