Viaggio nei Cie. Modena: ogni recluso costa 75 euro al giorno

MODENA – Costruito appositamente nel 2002, a fianco del carcere, dall’esterno ha l’aspetto di un albergo. Niente filo spinato, niente mura di cinta. Il colore arancione delle pareti rassicura. Ma le gabbie all’interno riportano subito alla realtà . Benvenuti al centro di identificazione e espulsione (cie) di Modena. Sei moduli affacciati a ferro di cavallo su un cortile diviso in quattro aree da una serie di recinzioni metalliche altre quattro metri. Gabbie che servono a isolare i detenuti di un settore da quelli dell’altro. I reclusi sono tutti uomini, la sezione femminile è stata chiusa la scorsa estate. I posti a disposizione sono 60, dieci per modulo. Al momento della nostra visita erano presenti 59 persone, di cui 42 tunisini trasferiti da Lampedusa nelle settimane scorse. In ogni modulo ci sono quattro camere, due da tre posti, e due da due. E due bagni. Al centro del modulo, una sala pranzo con due tavoli di metallo fissati al pavimento insieme alle panche. In alto, una televisione collegata alla parabola, incastonata nel muro e protetta da un vetro infrangibile.

Ogni detenuto ha diritto a un menù personalizzato, a un kit di indumenti, e a una serie di accessori quotidiani, che gli vengono scalati da un bonus di 2,50 euro che matura per ogni giorno di detenzione. Al primo piano c’è una specie di “banca” dove si aggiorna un registro contabile delle entrate e delle uscite per ogni ospite. A disposizione ci sono sigarette, schede telefoniche, merendine, coca cola, shampoo antiforfora e quant’altro. Il servizio di lavanderia è gratuito. Gli indumenti sono igienizzati e sterilizzati a ogni lavaggio. E poi c’è un servizio di assistenza sociale e medica e la possibilità  di ottenere prestazioni specialistiche al policlinico. Tutte attenzioni che “servono a diminuire le tensioni” ripete più volte la direttrice del Cie, Anna Maria Lombardo. Già , perché la qualità  della struttura detentiva non cambia la questione di fondo: la privazione della libertà  per sei mesi di persone che non hanno commesso nessun reato, e il conflitto sociale che ciò rappresenta. Un conflitto che ogni tanto riesplode nonostante i menu personalizzati e la “banca”. L’ultima rivolta è stata domenica scorsa, 27 febbraio, quando i reclusi hanno buttato materassi e vestiti nel cortile dandogli fuoco. E probabilmente altre sono avvenute prima senza che nessuno ne abbia notizia, visto che a differenza degli altri cie, qui la Prefettura ha disposto che i reclusi non possano utilizzare i propri telefoni cellulari per essere contattati dall’esterno da stampa e associazioni.

Per quanto riguarda la gestione, sin dalla sua inaugurazione nel 2002, il cie di Modena è affidato alla Misericordia di Modena, diretta da Daniele Giovanardi. A gennaio 2009 hanno vinto l’ultima gara, valida fino a fine 2011. Dal 2005 inoltre, la Misericordia di Modena gestisce anche il Cie di Bologna, la cui direttrice è la stessa Anna Maria Lombardo. Per ogni persona detenuta presso il Cie di Modena, lo Stato paga 75 euro al giorno. Il triplo della diaria di 26 euro che lo Stato pagava al Cie di Crotone, chiuso dopo le rivolte dello scorso anno. Lombardo si difende dalle facili accuse: “Innanzitutto – dice – c’è una differenza di costo della vita tra il nord e il sud. E poi noi i nostri operatori li teniamo tutti a tempo indeterminato. E poi c’è la qualità  del cibo, il kit di ingresso, i servizi, il pocket money. E comunque abbiamo vinto una gara pubblica”. E poi c’è il numero di operatori. In una struttura per 60 detenuti lavorano: 23 operatori sociali, 5 medici, 32 infermieri, 6 mediatori culturali e 4 amministratori. Senza contare i servizi di pulizia e il catering, appaltati a ditte esterne. (Gabriele Del Grande)

 

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