Una guerra limitata

E detta le condizioni: «Gli attacchi contro i civili innocenti devono finire. Gli autori delle violenze in Libia devono essere chiamati a risponderne». Tuttavia il messaggio non è così chiaro come vorrebbe. Avevamo capito che l’autore e responsabile delle violenze in Libia fosse solo Gheddafi, ma, prendendo la frase alla lettera, anche altri, compresi i membri della coalizione, dovrebbero temere un processo per le violenze. Cessare il fuoco e ritirare le forze ora sarebbe un buon segnale solo per chi vuole mantenere Gheddafi al potere. Gli insorti potrebbero intenderlo un preludio ad essere abbandonati, proprio quando stanno recuperando terreno. L’Unione Europea è pronta a sostenere la trasferta all’Unione Africana che si è offerta di mediare con Gheddafi. Propone la sospensione delle attività  militari e poi elezioni. In un paese dominato per 42 anni dai clan di Gheddafi e con Gheddafi ancora al potere la sospensione delle attività  militari internazionali innescherebbe drammatiche vendette (già  viste) e le elezioni sarebbero una farsa. Il piano diplomatico di francesi e inglesi sembra non comprendere l’uscita di scena di Gheddafi. Di sicuro non contempla sanzioni per il raìs “l’idea” italiana. Anzi, si può essere certi che includa un comitato nazionale che vada in Libia a chiedere scusa, declinare responsabilità  e riaffermare la nostra amicizia al popolo libico, inteso come famiglia di Gheddafi, esattamente come abbiamo fatto per 42 anni. L’impegno “limitato” non è solo americano: la Nato fa azioni a distanza e senza rischi, le sanzioni sono inefficaci e sia Gheddafi sia gli insorti, i francesi e gli inglesi non hanno attaccato un pozzo di gas o petrolio. Forse il negoziato è già  avvenuto a prescindere dagli insorti, dalla Nato e dall’esito della guerra.


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