Se sono i Piccoli a salvare l’elettrodomestico italiano

Pordenone e Campodoro in provincia di Padova sono distanti tra loro meno di cento chilometri. Ed proprio in questo raggio di territorio del mitico Nordest che si deciderà  il futuro dell’industria degli elettrodomestici bianchi. Frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie, tutti prodotti che hanno avuto per decenni l’Italia come sito produttivo privilegiato e oggi invece tendono a emigrare verso i «paradisi del lavoro low cost» . A Pordenone c’è il quartier generale italo-svedese della Electrolux, la multinazionale di proprietà  della famiglia Wallenberg, che sta rivedendo le sue strategie di mercato e passo dopo passo dà  l’impressione di volersi ritirare dal Belpaese lasciando solo le produzioni a maggiore valore aggiunto. A Campodoro c’è invece l’avamposto italiano della cinese Haier, il nuovo leader mondiale degli elettrodomestici bianchi che cresce a ritmi pazzeschi del 60%l’anno e controlla il 70%dell’immenso mercato domestico. Gli svedesi in Friuli ci sono ormai da anni, hanno rilevato lo storico marchio Zanussi e hanno dato vita a un modello di «multinazionale dolce» capace di concedere grande autonomia ai manager e alle strutture italiani. I cinesi in Veneto sono venuti solo per fregiarsi del marchio made in Italy e imparare il mestiere di produttori di elettrodomestici, per loro in fondo siamo una piccola Silicon Valley del bianco e non hanno nessuna intenzione di produrre in Italia più del necessario (a Campodoro fanno 80 mila pezzi e vogliono arrivare a 100 mila). Abituati ai grandi numeri gli asiatici quasi snobbano il mercato europeo già  saturo e guardano invece con crescente desiderio allo sviluppo dei mercati nord e centro-africani. In mezzo a svedesi e cinesi ci sono loro, i Piccoli della filiera degli elettrodomestici, fornitori nordestini, brianzoli o marchigiani abituati a servire l’azienda madre con tempi e qualità  giusti e che hanno già  pagato dazio alla Grande Crisi con amputazioni e chiusure. Il caso vuole che oggi per ridare nuovo vigore all’industria italiana del bianco un contributo decisivo possa venire proprio dal basso, dalla capacità  dei fornitori di componentistica di studiare nuove soluzioni, di metter dentro a frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie robuste dosi di innovazione. In questi giorni c’è preoccupazione a Nordest per le scelte della Electrolux, ci sono in ballo tra Susegana e Porcia dai 500 ai 700 posti di lavoro che gli svedesi vogliono tagliare per andare a produrre altrove e la risposta del ministro Maurizio Sacconi è stata tutt’altro che morbida. Senza gli elettrodomestici o comunque riducendone il presidio, il governo crede che il tessuto industriale del Paese si impoverisca e con gli svedesi il ministro non vuol parlare solo di esuberi ma di piani industriali e scelte strategiche. Del resto l’insediamento Zanussi è parte integrante della storia industriale italiana. Quando fu chiaro che la famiglia e i manager ad essa legati (Lamberto Mazza) avevano commesso una catena di errori e il gruppo stava fallendo, la leggenda narra che si fosse fatto avanti anche l’ingegner Carlo De Benedetti. Ma la Fiat mise il veto. Vero o no, non si trovarono imprenditori italiani disposti a subentrare e Torino che aveva su Pordenone una forma di tutoraggio diede semaforo verde ai Wallenberg. Già  un anno dopo, nel 1986, l’ex Zanussi era tornata in pareggio e da allora il matrimonio tra svedesi e friulani ha inanellato solo successi — volumi, utili, occupazione e fatturato — che hanno portato la Electrolux al titolo europeo. In una seconda fase gli stabilimenti di Pordenone e Porcia sono diventati addirittura laboratorio di nuove relazioni industriali. E nel corso degli anni a un certo punto la politica cominciò persino a pensare che gli insediamenti friulani potessero ridiventare tricolori magari in virtù di una triangolazione con le privatizzazioni. Sotto Pier Luigi Bersani ministro dell’Industria nel ’96 si organizzarono diverse riunioni per vagliare uno scambio ambizioso: convincere i Wallenberg ad entrare nel nocciolo duro della Telecom con la loro controllata Ericsson e rilevare gli stabilimenti italiani con una cordata italiana composta da industriali del settore e non. L’obiettivo dichiarato era di irrobustire il made in Italy conquistando la leadership europea. Non se ne fece niente e il settore continuò nel suo tran tran senza capire che forse bisognava usare gli anni di vacche grasse per impostare il futuro, per innovare con più coraggio prodotti come il frigo che rischiavano di diventare delle commodity, per conferire a lavatrici e lavastoviglie un salto tecnologico e per ragionare in maniera più compiuta su come potessero integrarsi la cultura dei nostri mobilieri, il design e l’industria del bianco. «In fondo i maggiori produttori non si sono fatti la guerra senza quartiere che c’è nell’auto, è ciò ha finito per impigrire il settore» sostiene Maurizio Castro, ex top manager della Electrolux e oggi parlamentare del Pdl. L’ingresso della Cina nel Wto rappresenta secondo gli esperti del settore lo spartiacque, il prima e il dopo, dell’industria degli elettrodomestici. Se in passato si pensava che non fosse sensato esportare un frigo o una lavatrice oltre mille chilometri proteggendo così le industrie dell’Europa occidentale, adesso grazie agli investimenti fatti nella logistica si trasporta un frigorifero o una lavatrice anche oltre i 5 mila km di distanza dal luogo di produzione e inevitabilmente questa novità  ha unito i continenti, mettendo in gioco cinesi e coreani e sommandoli a turchi e polacchi che già  avevano minato la supremazia produttiva italiana. Se nel 2004 producevamo 7,5 milioni di frigo, nel 2009 siamo passati a 2,8 e ora ci dirigiamo stancamente verso quota 2,3 milioni. Abbiamo perso la condizione di luogo produttivo privilegiato, non siamo più la fabbrica d’Europa del bianco e gli incentivi governativi che pure hanno dato un po’d’ossigeno ai produttori assai difficilmente saranno prorogati. Del resto se all’inizio del 2000 i salari polacchi erano un quinto di quelli italiani e anche la produttività  seguiva quel metro, ora le fabbriche polacche hanno recuperato metà  del tragitto in termini di efficienza e specializzazione. Quello che manca loro, come ai turchi e ai cinesi, è avere alle spalle una filiera di fornitori di qualità . Sembra un paradosso ma ai nuovi Grandi mancano tanti bravi Piccoli come ci sono da noi. Secondo uno studio dell’associazione di settore, Confindustria Ceced-Anie, sono più di 800 le Pmi dell’indotto e valgono un fatturato di circa 7 miliardi di euro. «Tutto questo rimescolamento ha rubato consistenti quote di mercato agli italiani e ciò rende impossibile star fermi, occorre elaborare soluzioni nuove proprio coinvolgendo i distretti e le reti di impresa» commenta Luigi Bidoia, economista di Studiabo, uno dei maggiori esperti del settore. Ma che vuole dire soluzioni nuove? E’assai probabile che di fabbriche di assemblaggio in Italia restino solo quelle che servono a rifornire lo stanco mercato interno e tutt’al più i Paesi rivieraschi del Mediterraneo, ma per il resto siamo destinati ad andare fuori gioco. «La grande scommessa diventa allora lavorare sia sulla ricerca e sviluppo sia sulla industrializzazione— aggiunge Bidoia —. Sfida non facile da vincere perché l’assemblaggio tende a attirare anche le funzioni con maggiore valore aggiunto» . Una rimonta italiana dovrebbe passare dunque da una riqualificazione dei prodotti, il frigorifero, ad esempio suggerisce Castro, è nato insieme alla Fiat 500 ma se li si confronta oggi non c’è stata la stessa evoluzione. La piccola vettura avrebbe compiuto progressi tecnologici che il frigo nemmeno si sogna. I costruttori, ovviamente, sostengono che le cose non stanno proprio così e sottolineano invece come i consumi di elettricità  siano stati tagliati da 100 fino a 20 e siano state introdotte novità  importanti come il no frost e i motori supersilenziosi. Ma, aggiunge Castro cambiando corsia, «è possibile che prima di mettere i piatti nella lavastoviglie li si debba ancora sottoporre a una sorta di prelavaggio?» . C’è, dunque, aperta tra gli addetti ai lavori una discussione sulle strade da percorrere per dar vita a una nuova stagione di innovazione. Ma perché i Piccoli possano rappresentare la chiave di volta per far tornare sotto il tricolore la leadership dell’industria del bianco c’è da faticare. «Ci vuole ricerca e anche capacità  di implementare le novità  che possono essere nel campo delle tecnologie meccaniche ma anche nell’uso di materiali diversi— spiega Bidoia —. Per farlo un fornitore deve trovare qualcuno che si muova assieme a lui. Che sia disposto a suddividere i rischi e i connessi ad ogni prima mossa» . Bisogna «opporsi all’inevitabilità  della decadenza» gli fa eco Antonio Guerrini, direttore generale di Confindustria Ceced Anie. E, aggiunge Castro, «ci vuole anche un po’di fantasia» . A suo giudizio, Electrolux e l’altro grande produttore straniero, la Whirlpool, appaiono stanche e le italiane Indesit e Candy sono relativamente piccine. Ma se si trovassero investitori istituzionali sensibili allo sviluppo industriale di medio periodo «il piano Bersani del ’96 potrebbe tornare attuale» per contendere ai tedeschi della Bosch Siemens la corona continentale.


Related Articles

Evasione. E’ stato fatto tutto il possibile?

ROMA — Nella manovra Monti ci sono cose molto importanti per la lotta all’evasione, ma ne mancano tante altre. E il contribuente onesto si chiede perché. Per esempio: il premier, domenica scorsa, illustrando il decreto-stangata, ha solennemente annunciato che aveva deciso «per i membri di governo di adottare un criterio di trasparenza.

Wall Street festeggia il ritorno di Gm

Successo per l’Ipo da 20 miliardi, il titolo guadagna fino all’8%.  Sconfitti i critici che ritenevano 33 dollari un prezzo troppo alto per il collocamento. Acquisti in massa degli investitori istituzionali, ai fondi asiatici il 5 per cento

 

Precari più Stabili oppure no? i Paletti ai vecchi Contratti

Dall’apprendistato al divieto di stage post laurea, che cosa succede davvero

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment