“Saremo a Bengasi in poche ore” ultimatum di Saif Gheddafi ai ribelli

 TRIPOLI – Se si fosse trattato di una guerra contro un altro paese, contro un nemico, il colonnello Gheddafi potrebbe andar fiero di suo figlio Khamis, il comandante della temibile 32esima Brigata. I successi militari del governo libico continuano a spingere i ribelli di Bengasi in un angolo, tanto che ieri notte i militari per la prima volta hanno lanciato in televisione un ultimatum alla città  sotto assedio: entro mezzanotte i bengasini dovevano allontanarsi dai depositi di armi e dai ribelli. L’ordine di un esercito impegnato in una guerra civile contro il suo stesso popolo. Ieri la battaglia più furiosa e nascosta è stata quella contro Misurata: a 200 chilometri ad est di Tripoli, è la terza città  del paese, la più ricca, la più intelligente. I misuratini sono i commercianti, gli intellettuali, gli uomini d’affari più capaci di Libia. Le truppe di Khamis l’hanno circondata da Est, Sud e Ovest, e come se non bastasse ancora una volta l’esercito ha effettuato sbarchi dal mare per bloccare i guerriglieri. I morti sono decine, dalla città  non arrivano telefonate, qualcuno è riuscito a far un video con un telefonino, racconta solo una fase della battaglia Le televisioni e i media internazionali sono invece in grado di raccontare soprattutto le battaglie dell’Est, della Cirenaica: Agedabia sarebbe stata devastata definitivamente, «hanno fatto terra bruciata, hanno usato i cannoni dei carri armati contro le case», dice uno dei cittadini in fuga. Un reporter della Reuters ha visto decine di carri appostati all’entrata di Agedabia, e molti camion per il trasporto dei tank ritornare vuoti dal fronte. «Ci sono poi almeno 50 camion carichi di rifornimenti, di proiettili, cibo e carburante per l’avanzata», ha raccontato il giornalista. Proprio nella zona di Agedabia sono stati arrestati dalle milizie del colonnello 2 giornalisti e 2 fotografi del New York Times. La notizia l’ha data il giornale dagli Stati Uniti pochi minuti dopo che l’inviato del Nyt qui a Tripoli, David Rosenberg, l’aveva confermata ai colleghi. I 4 sono Anthony Shadid, due volte vincitore del premio Pulitzer; Stephen Farrell, già  rapito dai talebani in Afghanistan e liberato da un commando britannico nel 2009 e i fotografi Tyler Hicks e Lynsey Addario. Secondo informazioni a Tripoli sarebbero entrati in Libia dal confine egiziano, senza visto, e ogni giornalista senza visto viene bloccato dal governo che fino ad oggi ha sempre tenuto in carcere gli “illegali” per qualche giorno prima di rilasciarli. Agedabia è l’ultima città  prima di Bengasi, ma dentro e attorno alla capitale dell’est in qualche modo già  si combatte: anche in città , perché secondo molte informazioni di notte gruppi di uomini fedeli a Gheddafi sarebbero già  usciti allo scoperto nei quartieri della periferia per attaccare i ribelli. Hanno evacuato la Croce rossa e Medici senza frontiere, il terrore si è impossessato della popolazione anche perché rimbalzano le notizie di poveri abitanti assassinati a colpi di kalashnikov ai posti di blocco dei miliziani solo perché avevano la bandiera tricolore della rivolta sull’auto. «In 48 ore sarà  tutto finito», ha detto Saif Gheddafi, «la vittoria sta per arrivare», ripete la tv di Stato. Non è ancora detto, anche se è probabile. Una misera speranza arriva dalle Nazioni Unite, con Francia e Gran Bretagna che stanno facendo lobbying in Consiglio di Sicurezza per una risoluzione che prevede una no-fly zone militare. Gli Usa adesso sembrano favorevoli, anche se sono chiaramente terrorizzati da un intervento militare; Russia e Cina chiaramente preferirebbero vedere Gheddafi vincere sul terreno, magari per votare dopo sanzioni economiche e politiche contro la Libia. Il presidente Sarkozy insiste: «Mi appello solennemente ai membri del Consiglio di Sicurezza perché sostengano l’appello della Lega araba a favore della no-fly zone». Saif Gheddafi gli risponde da Tripoli dicendo che «deve ridarci i soldi che gli abbiamo versato per la sua campagna elettorale, abbiamo le ricevute e le faremo vedere a tutti al momento opportuno». In guerra c’è anche questo


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