“Gli avvisi hanno funzionato nel Pacifico danni minimi”

ROMA – «Al nostro osservatorio delle Hawaii il segnale è arrivato cinque minuti dopo il sisma. L’allarme ha viaggiato veloce quanto poteva. Sarebbe stato difficile fare meglio, e almeno per quanto riguarda gli tsunami nel Pacifico, la nostra rete è stata molto utile». Dailin Wang è un oceanografo della marina militare Usa in servizio al Pacific Tsunami Centre delle Hawaii, il centro di monitoraggio che raccoglie e diffonde in tutto il mondo le notizie sulle onde anomale che viaggiano nell’oceano. Si poteva fare di più? «Difficilmente. Forse potevamo avere la notizia del sisma tre o quattro minuti dopo la rottura della faglia anziché cinque, ma quando l’epicentro è così vicino alla costa non c’è purtroppo molto da fare». Cosa è successo esattamente da voi venerdì scorso? «Abbiamo un protocollo ben preciso da seguire in questi casi. Riceviamo tutte le informazioni su epicentro e intensità  del sisma e dai sismografi piazzati in Giappone e lanciamo immediatamente l’avvertimento, che in pochi minuti raggiunge tutto il mondo. Siamo in grado di dire con sufficiente precisione quando arriverà  l’onda sulle varie coste, e quale sarà  la sua altezza. Se il preavviso dello tsunami per le spiagge giapponesi è stato minimo, per le isole del Pacifico e le coste occidentali degli Stati Uniti l’allarme ha dato il tempo a tutti di mettersi in salvo. In questo modo, i danni di un’onda di così grandi proporzioni sono stati minimi. Da noi alle Hawaii abbiamo avuto muri d’acqua di tre metri che si sono abbattuti sulle spiagge. Ma non ci è mancato il tempo per allontanare le persone». La vostra rete è già  globale o sono possibili miglioramenti? «La validità  della nostra rete dipende dalla qualità  dei dati che riceviamo. Il servizio funziona ottimamente in paesi come Stati Uniti e Giappone, ma meno bene in località  come Samoa. È vero che offriamo una rete di assistenza globale, ma per forza di cose dobbiamo affidarci alle varie reti locali». Da quanti anni esiste il vostro servizio? «Da quando un terremoto nelle isole Aleutine, in Alaska, provocò un’onda che fece strage sull’isola di Hilo nelle Hawaii. Era il 1946 e si capì quanto un sistema di informazioni rapido potesse essere importante per salvare molte vite umane. Subito dopo, si iniziò a costruire la rete di monitoraggio che oggi costituisce il Pacific Tsunami Warning Center».


Related Articles

La vera posta in gioco dei progressisti europei

Dobbiamo sostenere e rilanciare la proposta di Bersani sulla Costituente europea

Missili, manovre e navi spia, il Grande gioco intorno alla Cina

Da oggi le flotte di India, Giappone e Stati Uniti si incontrano nel Pacifico, di fronte alle coste giapponesi, per una settimana di manovre militari congiunte. Un chiaro segnale a Pechino

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment