Oggi si vota: due candidati fra le macerie di uno stato distrutto

Ma mère o Tèt Kale? Chi diventerà  presidente di Haiti, Mirlande Manigat (soprannominata La mamma) o il cantante Michel Martelly, fino a ieri chiamato «Dolce Micky» e definito Testa calda per il suo comportamento acceso nel corso della campagna elettorale? Per alcuni, quella di oggi (il secondo turno delle elezioni presidenziali e legislative) è «un’occasione storica» che per la prima volta potrebbe portare alla presidenza del paese una donna. Per altri, è una farsa che divide e un appuntamento dispendioso per un paese ancora in ginocchio dopo il terremoto del 12 gennaio 2010 che ha provocato circa 300.000 morti e 1,5 milioni di sfollati. I senza-casa sono ancora in gran parte accampati nel fitto perimetro di tende piantate nella capitale, in condizioni igieniche spaventose. Il colera, scoppiato a metà  ottobre nel dipartimento dell’Artibonite, ha già  provocato oltre 4.549 vittime, infettato almeno 231.070 persone e ancora non si riesce a debellarlo. I quindici miliardi di aiuti internazionali promessi dopo il sisma sono rimasti sulla carta, i progetti vengono finanziati solo in parte e di rado portati a termine. Haiti dipende dalle Ong (oltre un migliaio) che danno lavoro a più di 100.000 haitiani, in molti puliscono le strade per un compenso giornaliero di 200 gourdes (4 euro). Già  prima del sisma, nel paese più povero dell’America latina, il settore umanitario rappresentava un terzo del Prodotto interno lordo. Però per organizzare le elezioni del 28 novembre 2010, gli Stati uniti hanno erogato 14 milioni di dollari, l’Unione europea 7, il Canada 5,7. Un giro di interessi che ha fatto votare anche i morti. In molti hanno denunciato brogli e chiesto l’annullamento dei risultati, che davano al primo posto l’ex first lady Mirlande Manigat (Rassemblement des democrates nationaux progressistes -Rdnp-) , al secondo il candidato governativo, Jude Célestine (Inite), vincitore per una manciata di voti sul cantante Michel Martelly (Repons Paysan). Dolce Micky ha fatto la voce grossa, sporto denuncia e scatenato scontri di piazza. E alla fine René Préval – il presidente a fine mandato, e comunque in carica fino a maggio – ha accettato che una commissione internazionale ricontasse i voti dei due candidati e Célestin alla fine è stato esclusso dal ballottaggio. Il partito di governo ha comunque già  ottenuto la maggioranza al primo turno e chiunque risulterà  il vincitore dovrà  per forza coabitare. A complicare il quadro, la presenza dei due ex presidenti, il dittatore Baby Doc (rientrato dopo 25 anni di esilio in Francia e ora sotto processo per peculato) e Jean-Bertrand Aristide, arrivato fra le polemiche dal Sudafrica. Martelly si è detto pronto ad accogliere Duvalier nel suo staff. Aristide ha fatto sapere che appoggia Manigat. Manigat, sostenuta anche da alcune reti di donne, ha promesso riforme e denunciato una «minaccia totalitaria» che incomberebbe sul paese alimentata dai «testa calda».


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