Lega al voto col Pdl solo nella grandi città 

MILANO – La Lega correrà  con il Pdl alle prossime elezioni amministrative, ma solo nei Comuni capoluogo di provincia. È invece pronta a presentarsi da sola nei piccoli centri della Lombardia e del Veneto. In cambio, chiede a Silvio Berlusconi garanzie sull’approvazione del federalismo regionale previsto a metà  maggio e il massimo impegno del premier nel sollecitare all’Unione europea il pattugliamento delle nostre coste, senza che la responsabilità  del contrasto all’immigrazione clandestina ricada esclusivamente sull’Italia. Richiesta che dovrebbe essere formulata già  al prossimo Consiglio dei capi di Stato e di governo della Ue il prossimo 11 marzo. Con una mossa a sorpresa, ieri, il consiglio federale del Carroccio, riunito al gran completo nella storica sede milanese di via Bellerio, ha lanciato un segnale distensivo a Berlusconi in vista delle elezioni amministrative del 15 maggio. Distensivo, ma condizionato. La Lega sosterrà  il candidato del Pdl nelle grandi città  come Milano, Torino, Bologna. Non correrà  da sola nemmeno nei capoluoghi di provincia come Mantova e Pavia. Su Varese, Bossi deciderà  solo dopo aver valutato i pro e i contro in un faccia a faccia con il sindaco in carica Attilio Fontana. «Non è Berlusconi che concede – aveva precisato solo pochi giorni fa il ministro dell’Interno Roberto Maroni – è la Lega che decide». Chiarendo così che il Carroccio è sì un fedele alleato del governo, ma che non sempre può far digerire alla sua base certe scelte. Mani libere, invece, nei piccoli centri, dove la Lega è pronta a presentarsi con propri candidati alternativi a quelli del Pdl. Come a Gallarate o Busto Arsizio, importanti centri del Varesotto, o in numerosi comuni del Veneto. «Abbiamo portato a casa solo il primo round del federalismo – ha detto ai suoi il leader maximo del Carroccio Umberto Bossi per giustificare la sua scelta a quanti chiedevano il grande passo – Berlusconi è in difficoltà , ma sta mantenendo i patti, non possiamo indebolirlo in questo momento delicato. A maggio si vota il federalismo regionale, non possiamo andare da soli. Non ci sono i presupposti». Concetti che i vertici leghisti hanno ribadito in serata a Berlusconi in persona durante una cena ad Arcore, presente anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. A tener banco durante il Federale, però, è stata soprattutto la paura di una vera e propria invasione di massa di immigrati e dissidenti polititici sulle coste italiane. «Un intervento militare in Libia sarebbe un errore molto grave – ha sostenuto il ministro Maroni, bocciando preventivamente ogni ipotesi di missione militare internazionale in Libia – Prima di decidere di bombardare, prima che i guerrafondai abbiano il sopravvento, bisogna sviluppare una politica di aiuti. Ci vuole un piano dell’Unione europea che aiuti la transizione democratica. Un contingente di forze di sicurezza e un maggiore impegno dell’Europa». Anche nel pattugliamento delle coste italiane per fermare l’invasione dal Nord Africa. Per affrontare l’emergenza Maroni ha proposto al parlamentino della Lega l’istituzione di un tavolo di coordinamento anche tra i sindaci leghisti per individuare i luoghi dove eventualmente accogliere questi profughi e magari evitare sorprese dell’ultimo momento. Proposta che il ministro dell’Interno ha rilanciato, e il Consiglio Federale gli ha concesso carta bianca praticamente su tutta la linea.


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