La rete della ’ ndrangheta che mirava all’Expo

REGGIO CALABRIA – La filiale reggina della Liberty Hall, società  di intermediazione finanziaria con sede a Milano, corso Vittorio Emanuele II n. 15, era gestita dalla cosca Ficara. Attraverso la Liberty Point dislocata a Pellaro, infatti, il capo clan Giovanni Ficara, la cui influenza si allarga su tutta la zona sud del capoluogo, era riuscito a creare una serie di rapporti economici con imprenditori lombardi. «Padroncini» milanesi in difficoltà  economiche senza alcuna possibilità  di ottenere mutui o prestiti da banche del nord, si sarebbero rivolti proprio a Ficara per ottenere finanziamenti. Dopo i primi trattamenti di favore, agli imprenditori venivano praticati tassi elevati. Una strategia mirata quella di Giovanni Ficara che aveva come scopo quello di indebolire l’attività , sino a rilevarla proprio per l’insolvenza dell’imprenditore. Una logica che avrebbe permesso alla cosca di assumere la titolarità  di molte aziende per inserirsi negli appalti per l’Expo 2015. Un obiettivo che i Ficara hanno disperatamente inseguito e per questo hanno creato società  imprenditoriali dislocate nell’hinterland milanese. L’inchiesta sulla cosca Ficara condotta dalla dda di Reggio Calabria ha portato in carcere 33 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso. I carabinieri del colonnello Pasquale Angelosanto hanno messo le manette anche a due funzionari, Demetrio Geria ingegnere della Motorizzazione civile di Reggio Calabria e Carmine Iacopino, responsabile della filiale reggina dell’azienda di trasporto Bartolini. L’accusa per loro è concorso esterno in associazione mafiosa. I finanzieri del colonnello Alberto Reda hanno, invece, avuto il compito di individuare e sequestrare le società  immobiliari e le quote occulte di molte attività  e i patrimoni finanziari della cosca, valutati in oltre 60 milioni di euro. Tra queste la Cosedir e la Euro Rent, che operavano nel settore dei trasporti nella zona di Solaro, comune della provincia di Milano dove Giovanni Ficara si era trasferito per seguire da vicino gli affari della famiglia. Milano era diventata per Giovanni Ficara una scelta obbligata. «L’economia reggina non offre più alle cosche indicatori d’investimento importanti» spiega il procuratore distrettuale Giuseppe Pignatone. «Ed è per questo che quasi tutte le cosche calabresi hanno deciso, ormai da tempo, di realizzare i propri investimenti in altre aree del Paese, soprattutto in Lombardia» . Puntava dunque a Milano Giovanni Ficara. I carabinieri nelle migliaia di intercettazioni ascoltate lo sentivano spesso puntualizzare questa sua scelta. Addirittura nell’ultimo anno ha trasferito una delle aziende di famiglia, la «The door» , ditta di infissi, a Senago. In Calabria c’era però da sanare qualche contrasto familiare con i cugini Giovanni e Giuseppe Ficara. Ci ha pensato anche a questo il boss. Nel giorno della visita del presidente della Repubblica Napolitano, Giovanni Ficara fece ritrovare un’auto carica di armi e esplosivo nei pressi dell’aeroporto. L’intento era quello di far addossare la responsabilità  ai cugini in modo da fargli pagare il tentativo di scissione all’interno della cosca.


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