La prima volta di Akihito L’imperatore parla in tv

TOKYO — A un Giappone ammutolito l’imperatore offre la sua voce. Non era mai accaduto prima. Akihito ha parlato in tv. Poco più di 5 minuti registrati in una sala del palazzo adibita alle udienze e agli incontri. Volto immobile, parole piane e dirette, perché non è il momento della poesia: «Non sappiamo quanti siano morti. La mia speranza è che si salvino tante vite» . In doppiopetto grigio, e con un nodo della cravatta che appare fin troppo stretto, Akihito ha confessato la propria «profonda preoccupazione» . Ha reso omaggio all’eroismo dei tecnici impegnati intorno ai reattori di Fukushima quando ha espresso la speranza che «con l’aiuto delle persone coinvolte le cose non peggiorino» . S’è appellato a una solidarietà  di popolo senza la quale, fa capire, il Giappone non si potrà  risollevare: «È importante che ciascuno di noi condivida i giorni difficili che ci attendono. Prego che tutti noi ci prendiamo cura gli uni degli altri e superiamo questa tragedia» . Il Giappone intero deve tenersi «mano nella mano» . Non si tratta di un discorso rituale. Semplicemente perché non esiste un rito, un precedente. Mai prima Akihito si era rivolto direttamente alla nazione in un discorso televisivo, mentre il debutto è andato in onda ieri interrompendo la programmazione focalizzata spasmodicamente sulle centrali atomiche fuori controllo e sulle operazioni di intervento nelle aree dello tsunami. Quando nel 1995 il terremoto annichilì Kobe uccidendo 6.400 persone, Akihito, che ora ha 77 anni e regna dall’ 89, visitò la città  accompagnato dalla moglie Michiko. La loro presenza segnò una svolta nelle formule di comportamento della famiglia imperiale, asserragliata — a volte sembrerebbe suo malgrado— dietro la cortina protettiva alzata dalla potentissima burocrazia di corte. Per Kobe fu una visita, però: il discorso tv di ieri, appunto, è una novità  assoluta. Akihito ha seguito personalmente i dettagli che riguardavano sé e le telecamere, dando istruzioni alla regia della tv di Stato di interromperlo nel caso di sviluppi cruciali sulle emergenze in corso. Una normalità  non imperiale. Come la scelta di avere accanto a sé, nel momento delle riprese, la consorte, o quella di condividere con i cittadini i razionamenti energetici inaugurati dopo il terremoto di venerdì scorso. Lo sfondo di legno chiaro, la carta di riso di un pannello shoji: scenografia studiata e semplice. Ma è la Storia ad aver creato una simmetria esatta, simmetria tra la prima volta in cui l’imperatore Akihito parla al suo popolo in tv e la prima volta in cui i giapponesi ascoltarono la voce di suo padre, l’imperatore Hirohito. Era il 1945 e il sovrano, che avrebbe molto presto rinunciato alle sue prerogative divine, annunciò alla radio la resa agli Alleati. Lo shock di ascoltare la voce terrena di una figura percepita come appartenente a un’altra sfera superò forse quello di apprendere che la guerra era perduta, evento espresso da Hirohito con un linguaggio appesantito da formule e frasi elusive che in qualche modo velarono il significato del messaggio. La micidiale simmetria sta nel fatto che entrambi i sovrani, in circostanze distanti e molto diverse, abbiano tuttavia dovuto parlare di un dramma nucleare. Il 15 agosto 1945 Hirohito fece riferimento, in modo oscuro alle orecchie di una nazione spossata dalla guerra, alle atomiche di Hiroshima e Nagasaki; ieri l’atomo, in questo caso l’atomo civile, ha preso possesso dello stato d’animo e delle parole di Akihito. Della famiglia imperiale, Akihito è la sola figura risparmiata dall’abrasiva impertinenza dei media. L’imperatrice stessa Michiko, con i suoi stati depressivi, o anche peggio Masako, consorte del figlio ed erede al trono Naruhito, «incapace» di mettere al mondo un maschio e a sua volta psicologicamente provata, non sfuggono ad attenzioni che ad Akihito vengono risparmiate. È casuale che l’intervento tv sia stato programmato proprio il giorno in cui il governatore della prefettura di Fukushima ha contestato la gestione governativa delle evacuazioni: l’imperatore resta avvolto in un’aura provvidenzialmente apolitica. Si parla piuttosto delle sue passioni naturalistiche, mai lo si associa al dibattito contingente. Le parole in tv spostano forse di un po’ la percezione del sovrano. Lo avvicinano di più alla popolazione quando il Giappone si affanna a recuperare il controllo di sé e di ciò che resta della propria forza. Lo tsunami nucleare è entrato nel Palazzo.


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