La Germania ferma i vecchi impianti

BERLINO – Ancora una volta, in Europa è la Germania a muoversi per prima, e il centrodestra italiano sembra muoversi in direzione opposta a quello tedesco. Davanti alla catastrofe giapponese, Angela Merkel reagisce tirando il freno d’emergenza e preparando la svolta: moratoria per tre mesi del prolungamento della vita operativa delle centrali atomiche; riesame severo di ogni aspetto della sicurezza; e intanto, tre dei sedici reattori in funzione saranno spenti. 
Ripensamento e paura si diffondono ovunque in Europa, e oggi a Bruxelles si terrà  un consulto straordinario dei ministri dell’Ambiente. La Svizzera ha sospeso la procedura d’autorizzazione a costruire nuovi impianti, l’Austria chiede controlli su tutti i 143 reattori in servizio nel Vecchio continente, il Belgio sottolinea che la tragedia in Estremo Oriente influenzerà  la sua riflessione sul prolungamento o meno della vita dei suoi impianti. Ma l’Italia va avanti. La linea non cambia, ha detto il ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo. «Bisogna restare freddi e responsabili, abbiamo fatto una scelta e quella non muta», le ha fatto eco il collega Renato Brunetta. Durissimi i commenti delle opposizioni: «Dicono sì all’atomo come la Cina».
«Nel dubbio, per la sicurezza; tutto va verificato», ha detto la Merkel ieri pomeriggio annunciando la moratoria. L’allarme giapponese ha dunque spinto il centrodestra tedesco a rimangiarsi una delle sue decisioni politicamente più qualificanti e controverse. Cioè l’allungamento della vita delle centrali atomiche. La Germania infatti aveva sposato l’addio dolce all’atomo sotto il governo rossoverde del cancelliere Gerhard Schroeder. La chiusura a tappe delle centrali avrebbe portato allo spegnimento dell’ultimo reattore nel 2023. La coalizione Cdu-Csu-liberali, al potere dall’autunno 2009, venendo incontro a industria e produttori d’energia, aveva allungato il ciclo operativo di 12 anni, quindi fino al 2035.
«La catastrofe è di dimensioni apocalittiche, le conseguenze nel nucleare sono innegabili», ha spiegato la cancelliera. Quindi i tre reattori che in base al calendario dei rossoverdi avrebbero già  dovuto cessare la loro attività  saranno spenti. Sono Neckarwestheim 1, Biblis A e Isar 1.
Greenpeace e i Verdi accusano la Merkel di voler limitare i danni alle prossime elezioni, per poi tornare alle loro posizioni di prima. Ma intanto il “team Merkel” si è mosso. «La moratoria non è un rinvio, la moratoria cambia lo stato delle cose, e in ogni caso l’uscita dal nucleare a favore di energie rinnovabili va accelerato», ha affermato il vicecancelliere e leader liberale Guido Westerwelle. Posizioni ben diverse da quelle di Roma. La Prestigiacomo ha deprecato ogni «sciacallaggio e allarmismo», e sottolineato (nonostante le zone sismiche nella penisola) che le situazioni italiana e giapponese «non sono paragonabili». L’Europa liberalconservatrice, pro-atomo fino a ieri, si divide tra gli irriducibili e chi, come la Merkel, chiede riflessioni urgenti. «Priorità  alla sicurezza», ha detto la ministro dell’Ambiente svizzera Doris Leuthard annunciando il blocco delle concessioni per le nuove centrali. Il suo collega austriaco Nikolaus Berlakovitch chiede controlli su tutti gli impianti europei. La Polonia, che non ha reattori ma ne vuole due, ammette però che il caso giapponese influenzerà  il dibattito. La Francia riconosce che il problema esiste ma, per bocca della ministro Nathalie Kosciusko-Morizet, invita a non cedere al panico. Pur riconoscendo però che «occorre determinare se l’energia nucleare è una tecnologia controllabile o no».

 


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