Gli negano il permesso, tunisino si dà  fuoco

Vedi il sindacato Usb torinese impegnato da tempo, ormai, sulla vertenza del lavoro domestico. «Questa mobilitazione è la prima tappa di una serie di iniziative che ha come obbiettivo principale la questione dei diritti e del riconoscimento della figura professionale dei colf e badanti», ha detto Soumahoro Aboubakar sindacalista Usb, ricordando che il taglio da parte del governo al fondo sociale nazionale è passato da 437 a 273 milioni mentre in Italia le persone non autosufficienti sono almeno 2, 6 milioni. Di queste 2 milioni sono anziani. «Il governo e gli enti locali si illudono, perché la mancanza di politiche sociali non può essere sostituita e gestita con lo sfruttamento, di lavoro irregolare, sottopagato al quale sono sottoposte le colf e badanti», ha concluso il Soumahoro. Nel pomeriggio, invece, si è svolta una manifestazione a Porta Nuova. Presente anche la Cgil «contro il razzismo e lo sfruttamento», per rivendicare diritti uguali per tutti i lavoratori. In piazza anche la solidarietà  con le rivolte del Maghreb, in Tunisia, Libia, Egitto che chiedono «pane e democrazia», ricordando che l’Italia deve fare la sua parte accogliendo le persone che in questo momento di difficoltà  cercheranno riparo in Europa. E proprio a questo proposito ieri è stata una giornata drammatica a Torino. Un tunisino di 46 anni, forse volendo emulare il gesto di Mohamed Bouaziz che ha dato il via alla rivoluzione in Tunisia, si è cosparso di benzina e si è dato fuoco nel cortile della questura perché gli è stato negato il permesso di soggiorno. Sono state due persone a salvarlo, poi è stato trasportato all’ospedale Cto di Torino dove è stato medicato per ustioni di secondo grado al collo e dimesso con una prognosi di venti giorni. Intanto la Procura della città  ha aperto un’inchiesta sull’incendio che è divampato la notte scorsa nel Cie: ad appiccarlo, secondo la tesi degli inquirenti, sarebbe stato un gruppo di tunisini trasferito da Lampedusa. Si indaga anche su un possibile «filo diretto» tra il gruppo di tunisini rinchiusi a Torino e gli immigrati che nei giorni scorsi hanno protestato nel Cie di Gradisca d’Isonzo.


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