Eurogruppo, accordo più vicino sul nuovo Patto di stabilità 

BRUXELLES – I ministri delle Finanze dell’Eurogruppo hanno fatto «significativi passi avanti» per concordare i meccanismi della governance economica e le regole del nuovo Patto di stabilità  che saranno approvate il 24 marzo al vertice dei capi di governo europei. In particolare sembra essere ormai consolidato l’accordo sulla valutazione dei debiti pubblici in occasione delle nuove procedure per debito eccessivo previste dalla riforma del Patto. L’Italia, con un debito attorno al 120% del Pil e in crescita, è particolarmente interessata a questo punto. Ieri i ministri hanno concordato un criterio di interpretazione che pare soddisfare il nostro governo. I Paesi che hanno un debito superiore al 60% del Pil, livello massimo consentito dai Trattati, dovranno riportarlo entro i limiti riducendo la parte in eccesso del 5% all’anno. Se non rispetteranno questa cadenza potranno essere colpiti da multe e sanzioni. Sarà  la Commissione a dire se i tagli operati da ciascun governo saranno sufficienti, e lo farà  tenendo in conto «tutti i fattori rilevanti». Tra questi figurano, come richiesto dall’Italia, la tenuta del sistema previdenziale, lo stato della bilancia dei pagamenti, le strutture della scadenza del debito (se a breve, medio o lungo termine), e infine l’entità  del debito privato (che in Italia è relativamente basso rispetto ad altri Paesi). Tuttavia, secondo quanto ha confermato ieri il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, «il livello dell’indebitamento privato sarà  tenuto in conto nella misura in cui questo ha un impatto sulla capacità  del paesi di coprire l’onere del debito pubblico». In altre parole, se un Paese ha un alto debito privato, come per esempio la Spagna o l’Irlanda, che può costringere i poteri pubblici ad intervenire per salvare banche o fondi pensione, dovrà  ridurre il debito pubblico ad un ritmo superiore a chi invece non ha motivi di allarme. Non è invece chiaro in quale misura un debito privato relativamente contenuto possa consentire ad un Paese di non rispettare il tasso di riduzione del cinque per cento annuo per la quota che eccede i parametri di Maastricht. La parola definitiva, probabilmente, toccherà  alla Commissione e al Consiglio che è chiamato a confermare le sue proposte. Ieri comunque il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker ha cercato di calmare l’allarme per le notizie provenienti da Roma sul nuovo aumento del debito italiano: «Non ho dubbi sulla determinazione del governo italiano nel riportare verso il basso il livello del debito pubblico». E ha sottolineato la necessità  di una riforma delle agenzie di rating. Tra i problemi che i ministri dell’Eurogruppo non sono riusciti a risolvere c’è invece il meccanismo di rifinanziamento del Fondo salva stati. In particolare non è chiaro come ripartirsi l’onere di una riserva liquida, che dovrebbe ammontare a circa 100 miliardi di euro. Per risolvere i punti ancora in sospeso, l’Eurogruppo ha convocato una nuova riunione straordinaria il 21 marzo, tre giorni prima del vertice.


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