CGIL: gli ammortizzatori vanno semplificati ed estesi

Secondo lo studio dell’Istituto di ricerche economiche e sociali (Ires), presentato ieri al convegno della Cgil sulla crisi occupazionale, sono 900mila in più le ore di cig autorizzate quest’anno rispetto al 2007. Mentre il tasso di disoccupazione è passato dal 5,9 per cento all’8,6 e un terzo dei giovani tra i 15 e i 24 anni non lavora. LA MALATTIA E LA CURA Il ricorso agli ammortizzatori sociali sembra la cura ma in realtà  può solo aiutare il sistema a reggere l’urto della crisi. Prima però, secondo la Cgil, questi strumenti vanno cambiati. Accesso a tutti i lavoratori, eliminazione dei requisiti di anzianità , due categorie per mobilità  e disoccupazione e aumento della retribuzione: questi i punti cardine della riforma proposta dal sindacato guidato da Susanna Camusso. Gli ammortizzatori sociali sono strumenti che drogano il sistema produttivo perché molte aziende beneficiano di misure a sostegno del reddito senza pagare contributi, come rileva il coordinatore dell’area mercato lavoro della Cgil, Claudio Treves. Ridurre l’architettura normativa per non lasciare fuori dal sistema chi ha perso o rischia di perdere la propria occupazione è il primo punto della riforma. I INCLUSIONE Inclusione che non differenzia i lavoratori per settore di attività , dimensione dell’azienda e collocazione territoriale. Il secondo punto riguarda l’eliminazione dei requisiti di anzianità , altro criterio di esclusione secondo l’Ires. Si passa così a un’anzianità  lavorativa di 90 giorni, estesa a tutti i dipendenti, per la cassa integrazione; mentre per la disoccupazione bastano 78 giorni,mai mesi di sussidio non possono superare quelli di contribuzione. Per la mobilità  tetto di 36 mesi in 5 anni. Capitolo retribuzione: un unico massimale lordo di 2.600 euro (oggi varia secondo lo stipendio), riduzione percentuale per la disoccupazione (dall’80 per cento per il primo anno fino al 50) e l’80 per cento del salario per la Cig. Problema finanziamento: dove recuperare 5 miliardi di euro per le maggiori retribuzioni e l’aumento degli aventi diritto a forme di sostegno? Un’idea è l’aumento del costo dei contratti per le imprese. A partire da quelli a tempo determinato che, per l’economista Tito Boeri, avviano a lunghi periodi senza lavoro.


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