Tra i duemila immigrati prigionieri di Lampedusa “Fateci andare via da qui”

LAMPEDUSA – Nonostante il mare grosso che in questi giorni ha bloccato l’arrivo di imbarcazioni di migranti dal Nord Africa, ieri sera a Lampedusa una barca di circa 10 metri con a bordo 26 maghrebini è arrivata sull’isola dopo essere stata soccorsa da due motovedette della Guardia costiera. È il primo arrivo dopo quattro giorni di tregua. Ed è anche la conferma che dall’altra parte del mare, sulle coste tunisine, ci sono ancora migliaia di disperati pronti a salpare per raggiungere l’Italia. L’isola di Lampedusa continua ad essere invasa da oltre 1.800 tunisini giunti lo scorso fine settimana. Una massa di immigrati che ha messo in crisi il sistema di accoglienza fino a quando il vecchio centro di accoglienza è stato riaperto e sull’isola sono giunti centinaia di poliziotti, carabinieri, finanzieri e marinai. Ieri, mentre la piccola imbarcazione approdava sul molo di Lampedusa, dall’aeroporto decollavano due aerei con circa 180 tunisini diretti nei centri di accoglienza della Puglia. In mattinata con la nave di linea che collega l’isola a Porto Empedocle erano partiti un centinaio tra donne e bambini tunisini. Il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, ha avuto rassicurazioni dal ministro degli Interni Roberto Maroni che lo ha ricevuto al Viminale: entro dieci giorni gli extracomunitari che si trovano ancora a Lampedusa saranno tutti trasferiti altrove. A Maroni De Rubeis ha suggerito di riaprire la vecchia base Loran che si trova dalla parte opposta al centro dell’isola: la struttura, che sorge su 300mila metri quadrati di terreno, potrebbe ospitare eventuali nuovi arrivi per evitare che, con l’avvicinarsi della stagione estiva, i clandestini possano circolare per le strade di Lampedusa come avviene in questi giorni. Nonostante la calma apparente, sull’isola c’è molta tensione e si teme che da un momento all’altro qualcosa possa mettere in crisi i rapporti tra isolani ed extracomunitari. Al centro di accoglienza la situazione è tranquilla, si sfornano circa quattromila pasti al giorno e il clima quasi primaverile contribuisce a rendere più serena la situazione. Bar e supermercati dell’isola sono affollatissimi di immigrati. Molti alberghi hanno riaperto per ospitare i poliziotti e i militari che continuano ad arrivare a Lampedusa per tenere sotto controllo la situazione. Non è soltanto Lampedusa ad essere sotto pressione. Anche la procura di Agrigento è intasata dalle centinaia di denunce per immigrazione clandestina e mancata esibizione dei documenti. «Abbiamo già  iscritto nel registro degli indagati oltre 300 persone e altre migliaia se ne aggiungeranno nei prossimi giorni – dice il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo – Questo comporta un lavoro massacrante per magistrati e forze dell’ordine perché secondo la nuova legge, una volta identificati, i clnadestini dovranno tutti comparire davanti ai giudici. Si tratta di migliaia di processi la cui pena massima prevede un’ammenda di 5 mila euro di multa che nessuno di questi disperati pagherà  mai». Proprio per questo nei mesi scorsi la procura aveva sollevato questione di legittimità  alla Corte Costituzionale che, però, non si è ancora pronunciata. Per il momento, quindi, si vive nel paradosso: i tribunali delle province dove sbarcano gli immigrati sono completamente intasati. Di più. Quando comincerà  il processo, gli extracomunitari dovranno lasciare i centri di accoglienza dove nel frattempo saranno stati trasferiti per presentarsi davanti al giudice nel luogo del primo attracco. Nei giorni scorsi sette extracomunitari che alcuni mesi fa erano sbarcati a Pantelleria e che poi erano stati trasferiti in un centro di accoglienza di Milano, sono tornati sull’isola accompagnati dai carabinieri: c’era l’udienza dal giudice di pace.


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