Sul risparmio non si fa sviluppo

Nell’edizione del 7 febbraio il 44% delle offerte relative alla provincia di Padova e il 50% di quelle veneziane ponevano come requisito per l’assunzione (in gran parte a termine) l’essere in lista di mobilità , condizione che comporta un consistente sgravio contributivo per chi assume. Non vi è nulla di sconveniente se un’azienda in fase espansiva che cerca personale con esperienza pensa di avvalersi dei risparmi sul costo del lavoro previsti dalla normativa. Anzi, per questa via si dà  una risposta ai tanti lavoratori delle aziende in crisi che faticano a trovare un’occupazione solida e dignitosa. Il campanello d’allarme scatta allorché si chiedono indifferentemente lavoratori in mobilità  o apprendisti (anche per loro c’è uno sconto) e viene da chiedersi se le aziende non cerchino solo manodopera a saldo anziché lavoratori (giovani o esperti) da fidelizzare e con cui realizzare un progetto industriale. Nel Veneto solo il 13% dei nuovi contratti stipulati nel 2010 è a tempo indeterminato. Il crollo delle assunzioni per rapporti stabili è pesantissimo rispetto al 2007 quando erano a quota 31%, ma la crisi intervenuta nel frattempo ha solo accelerato un processo di precarizzazione in corso dalla fine degli anni ’90, caricandolo di fenomeni nuovi e lavoro sempre più destrutturato. L’ultimo è un ricorso in crescendo agli stage e ai tirocini che le aziende usano come lavoro gratuito o sottopagato in sostituzione di personale dipendente, senza produrre per i giovani che vi accedono nessuna ricaduta positiva nemmeno in termini formativi. La gamma di tipologie cui attingere (e il bisogno di lavorare) in questo momento è tanto vasta che vediamo perfino abbassarsi le richieste di lavoro parasubordinato (co.co.pro) per lasciare il posto al proliferare del lavoro a chiamata (pressoché sconosciuto fino al 2008 ma balzato nel 2010 al 18% delle assunzioni in Veneto) e del lavoro a voucher (pagato con ticket comprati in tabaccheria e sulla cui congruità  ai requisiti di “occasionale e accessorio” sono difficili i controlli) che nel 2010 ha visto un primato tutto Veneto: ben 1.188.715 voucher utilizzati, 10 volte quelli fruiti nel 2008 e mentre 2 anni fa erano circoscritti all’agricoltura, ora sono fruiti nei servizi che ne consumano il 70%. Se questo è il futuro del lavoro, ci dobbiamo davvero chiedere che direzione stanno prendendo non solo molte imprese, ma anche dove stanno andando la politica e la società  italiana. Come si possono assecondare – a partire dall’emanazione del Collegato al Lavoro fino allo smantellamento dello Statuto dei Lavoratori – spinte deregolamentatorie che stanno distruggendo le aspettative occupazionali dei giovani e consegnando ad una condizione di precarietà  permanente lavoratori più anziani che, colpiti dalla crisi, devono adattarsi ad impieghi temporanei la cui durata diventa sempre più breve (il 72% non supera i 6 mesi ed il 32% i 30 giorni)? Che futuro ipotizzare non solo per i nostri figli, ma per noi stessi in una società  che invecchia rapidamente, se l’allargamento della precarietà  comporta una caduta verticale del welfare non più alimentato dalla contribuzione del lavoro e sempre meno sostenuto dalla contabilità  generale a fronte di un crescente impoverimento dei ceti popolari? Quale vitalità  economica e sociale possiamo prefigurarci se i giovani, quando non fuggono dall’Italia, vedono cadere una ad una le speranze di realizzare i propri sogni, gli stimoli ad investire su se stessi, le aspirazioni a crescere sul piano sociale e la possibilità  stessa di abbracciare un progetto di vita positivo? Davvero crediamo che il modello Marchionne, teso a comprimere costi diretti ed indiretti e ad introdurre una gerarchizzazione autoritaria dei rapporti di lavoro, sia la strada vincente per riagganciare la sfida della competitività ? Io non lo penso e sono convinto che la vedano come me anche tanti imprenditori che investono nelle proprie aziende anziché nella finanza, che hanno fiducia nel proprio progetto industriale e nelle risorse ed intelligenze che vi sanno aggregare sapendo che i buoni frutti vengono dalla capacità  di conciliare le esigenze dell’impresa con le aspirazioni dei lavoratori cui vanno assicurate prospettive di crescita economica e sociale e non di precarietà . Vorrei sentire dei pronunciamenti su questi temi, a partire dal mondo della politica, del lavoro, della cultura e dell’economia chiusi in eccessivi silenzi e prudenti equilibrismi. La Cgil del Veneto un messaggio forte lo lancerà  il 26 febbraio dando vita a Mestre ad una manifestazione per il lavoro cui parteciperà  la Segretaria nazionale, Susanna Camusso.


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