Social Forum: L’Europa alla periferia del mondo

“Pauvre Europe”, povera Europa: è l’esclamazione di un’attivista di una ong svizzera alla fine della conferenza stampa dell’ex presidente del Brasile Ignazio Lula da Silva e del presidente del Senegal Abdoulaye Wade alla place du Souvenir, durante l’undicesimo Forum sociale mondiale quest’anno a Dakar, la capitale del Senegal. I due in una sala gremita a un passo dal mare, hanno letto discorsi con concetti agli antipodi.
Lula promuove l’idea della nazionalizzazione delle imprese e dei beni comuni, vanta di aver tolto dalla soglia di povertà  28 milioni di persone e parla del passaggio dall’utopia di un mondo possibile alla sua realizzazione in Brasile. “Dilma farà  di più e meglio di me”, esclama rilanciando la sua delfina. Le uniche critiche tra tante ola sono quelle di un brasiliano che con un grande cartello lo invita a fermare la costruzione delle dighe.
Wade ha 84 anni dichiarati, uno Stato di quasi 12 milioni di abitanti che governa da undici anni e vorrebbe continuare a farlo anche da morto: infatti stanco e malaticcio tenta di piazzare il figlio. È conscio del suo potere, parla come un nonno al caminetto e tra i suoi successi annovera una legge sulla parità  di accesso per le donne alle elezioni (“alle elementari sono di più e fanno meglio, all’Università  le donne sono meno ma sono le più brave” cercando di evitare tutta la storia dei matrimoni organizzati quando le femmine hanno cinque o sei anni e quindi il fatto che all’età  in cui potrebbero fare gli studi superiori spesso hanno già  un paio di figli).
Insomma l’altro giorno è stato un Lula versus Wade pur nel balletto delle diplomazie e delle reciproche concessioni: “sono stato a Genova nel 2001 e condivido molte delle cose che il movimento dice ma resto un liberista”, dice Wade.
“Ho visitato il Senegal come presidente e sono stato all’isola di Gorèe dalla quale sono partiti gli antenati di tanti brasiliani”, dice Lula.
Dell’Europa non parla nessuno, a parte un accenno di Lula al fatto che le speculazioni sulle materie prime che hanno messo in ginocchio il nord Africa e sono la radice delle rivolte in Egitto e Tunisia, portano la firma degli Usa e dell’Europa. Ed è proprio quel non detto che dà  la chiave di lettura del Forum mondiale. L’Europa è periferica, non interessa a nessuno. Il movimento sociale, non solo la geopolitica, oggi è sull’asse del BRICs, Brasile-Cina e passa per l’Africa. L’Europa è periferica rispetto all’idea di Lula di trasformare la savana brasiliana e quella africana nel più grande granaio del mondo per dar da mangiare a tutti. Non interessa neppure al liberista Wade che pur stringendo rapporti economici e militari molto stretti con Sarkozy e la Francia, immagina liasons sempre più forti tra gli Stati africani e la suddivisione delle entrate del petrolio tra gli Stati africani che ce l’hanno e quelli che non hanno l’oro nero.
L’Europa è molto lontana a Dakar, quasi svanisce. Sarà  che i problemi sul tavolo qui sono tanti: sovranità  alimentare, autosufficienza senza importazioni, costruzione di reti di contadini contro gli espropri che avvengono sempre di più negli Stati dell’Africa Centrale a partire dal Mali, no agli ogm, no alle multinazionali, autonomia delle donne e soprattutto come mettere fine alla povertà  e alla fame.
Uno degli organizzatori del forum, Buuba Diop, professore di storia all’università  di Dakar, sostiene che l’Europa continua a contare come potenza economica, che se ne parla in qualche seminario e che Las Palmas è più vicina di quanto sembrerebbe. Ma alla fine risponde con un’altra domanda: “perché in Europa nessuno ha ancora pensato a organizzare un Forum mondiale?”. Forse dopo tanti Porto Alegre e poi Mumbai, Bamako, Caracas, Nairobi, sarebbe il caso che qualcuno trovasse una risposta.


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