Nello Yemen dimissioni a catena

«Il popolo deve avere il diritto di dimostrare pacificamente», ha dichiarato alla Reuters Abdelazizi Jubari, uno dei deputati che si sono dimessi. Jubari ha detto che i parlamentari hanno inviato al presidente Saleh una lettera in dieci punti in cui chiedono riforme immediate, incluso un esercito più rappresentativo della complessa società  yemenita e che aiuti la transizione alla democrazia. Tra i deputati che hanno rassegnato le dimissioni anche Abdo Bisher, un leader tribale della regione di Sanaa e due rappresentanti dello Yemen del sud. Con queste dimissioni sono nove i legislatori del partito di Saleh dimessisi da quanto sono iniziate le proteste. Saleh può ancora contare su 240 dei 301 parlamentari. Secondo l’opposizione questo è il risultato di elezioni orchestrate dalla macchina dello stato a favore di Saleh. Mercoledì, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza nella capitale, cercando di avvicinarsi alla piazza Tahrir che è occupata dai sostenitori del presidente. Negli scontri che sono avvenuti martedì all’università  dove sono accampati gli studenti che vi restano anche la notte, sono morti due studenti e 18 sono rimasti feriti.
Nella città  portuale di al Mukalla nell’est dello Yemen, migliaia di manifestanti, molti studenti, hanno marciato ieri urlando «Il popolo vuole la fine del regime». La manifestazione è stata dispersa dalle forze dell’ordine che hanno fatto uso di lacrimogeni e pallottole di gomma. Un altro giovane ferito ad Aden la scorsa settimana è morto ieri per le ferite riportate. Nonostante le proteste e le dimissioni dei deputati il presidente Saleh sembra deciso, almeno per ora, a non cedere. Il presidente sostiene che lascerà  il potere solo se perderà  le elezioni che dovrebbero tenersi nel 2013.
BAHRAIN. Almeno cinquanta prigionieri politici sono stati rilasciati nel Bahrain, compresi 23 militanti sciiti accusati di complotto per rovesciare la dinastia reale al Khalifa. Sono stati anche perdonati due militanti che si trovano all’estero, compreso il leader dell’opposizione Hassan Mashaima, membro del parlamento. La decisione è stata presa dopo la più grande manifestazione che si era mai vista in Bahrain che si è tenuta martedì nella capitale. Ibrahim Mattar del partito Wefaq ha dichiarato che si tratta di un «gesto positivo» ma che decine di militanti restano ancora in carcere. Mohammed al Tajir, un avvocato dei diritti umani che assiste alcuni detenuti, ha detto che queste liberazioni probabilmente non soddisferanno i manifestanti.
«Non siamo nemmeno certi del numero dei detenuti rilasciati. Sono più di 600 i detenuti», ha detto l’avvocato.


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