L’Europa prepara sanzioni La Nato: pronti a tutto

Bruxelles. Qualcosa, finalmente, si muove: la strada che porta, o dovrebbe portare, a delle iniziative europee ed internazionali contro Gheddafi e quel che resta del suo potere in Libia sembra ormai segnata. «C’è stata una decisa accelerazione – spiegava ieri sera una fonte comunitaria – tecnicamente non c’è ancora un’intesa formale, ma c’è consenso sulla misura delle sanzioni». Da Godollo, località  ungherese in cui i ministri della difesa dell’Unione europea erano riuniti in un Consiglio informale alla presenza del Segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, rimbalza la notizia della preparazione di un blocco dello spazio aereo libico.
Per realizzarlo c’è però bisogno di un mandato sotto forma di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. E la partita si sposta quindi al Palazzo di vetro a New York con i 15 del Consiglio che tutta ieri e quindi stanotte hanno lavorato ad un progetto di risoluzione contro il regime libico che dovrebbe includere il congelamento dei beni del rais e il blocco della fornitura d’armi. Sullo sfondo gli intensi contatti telefonici che la Casa Bianca ha mantenuto ieri con i partner europei, in particolare Francia, Italia e Gran Bretagna, e tra le stesse capitali del vecchio continente.
«Gheddafi se ne deve andare», tuonava Sarkozy, le violenze ordinate dal rais «sono inaccettabili e saranno oggetto di sanzioni». «L’Italia – le parole di un Frattini che ha riscoperto da qualche parte una vena battagliera – condivide l’opzione della adozione di sanzioni personali e patrimoniali mirate che dovessero essere proposte a livello europeo», magari anche contro le società  in cui Gheddafi partecipa con Berlusconi, via Tarek Ben Ammar. E così governi europei alzano la voce e provano a salvare la faccia dopo anni di collusioni e giornate di imbarazzanti timidezze.
Proprio riguardo alle sanzioni comunitarie, lunedì potrebbe essere il giorno buono per lanciarle. Durante il fine settimana alcuni Stati Ue dovrebbero infatti riuscire a risolvere i problemi di carattere pratico-burocratico, legati alla capacità  reale di realizzare con efficacia queste misure, e quindi la decisione dovrebbe essere formalmente presa. «Il giorno non è sicuro, ma speriamo sia lunedì», spiega sempre la fonte comunitaria.
Le misure dovrebbero essere di più tipi, dal congelamento dei beni di Gheddafi e della sua famiglia alla proibizione dell’ingresso nel territorio della Ue passando per l’embargo di armi e di materiale antisommossa o di qualsiasi altro strumento utilizzabile dalla polizia nella sua azione repressiva. Alla settimana prossima rimane anche la questione dei nomi, oltre a quello del Colonnello e prole, da inserire nella lista delle persone non grate e di quella dei titolari dei conti e dei beni da congelare. Quanto alle armi, la misura potrebbe essere più formale che materiale, la Commissione fa infatti notare che gli Stati membri che commerciano nel settore con Tripoli «hanno già  stoppato il transfert di materiale e sospeso le licenze già  da un certo tempo».
L’impressione è che dietro ai ritardi «burocratici» nella realizzazione delle sanzioni ci sia anche la volontà  di completare l’opera di evacuazione dei cittadini comunitari ancora in Libia in modo da evitare ritorsioni del regime. «C’è la preoccupazione» che vengano presi in ostaggio, affermava ieri il portavoce della commissaria agli interni Cecilia Malmstrom. «Secondo le nostre informazioni – diceva ieri a mezzogiorno la portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera Catherine Ashton – 3.400 cittadini europei sono stati rimpatriati e si ritiene che ce ne siano ancora 3.600 in Libia, di cui un 20% con la doppia nazionalità ». I 27 continuano a coordinarsi nelle operazioni di riscatto e a Bruxelles si conta di portare a termine l’opera molto rapidamente, poi partiranno le sanzioni.
L’ipotesi di un intervento militar-umanitario appare invece per il momento tramontata. Per quanto la Nato, che fino all’altroieri era data per dispersa, si sia detta pronta in serata «a qualsiasi eventualità », sono in molti a non volere interventi militari. La Francia non ne vuole sentir parlare, indicando come «inutile» la stessa riunione della Nato a cui un suo rappresentante partecipava, mentre parole ancora più dure arrivano dalla Russia.
La Nato ha deciso di «cercare di espandere le sue attività  nei paesi nordafricani», afferma Dmitri Rogozin, ambasciatore di Mosca presso l’Alleanza atlantica. «Non penso che questa decisione piacerà  a tutti – ha continuato il diplomatico – sono pochi quelli che possono gradire il tentativo di entrare negli sviluppi delle vicende libiche».
Anche da Bengasi, gli insorti fanno sapere che non apprezzerebbero un intervento di carattere militar-umanitario da parte dell’occidente.


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