Effetto Tunisia a Lampedusa

Dopo due anni di relativa quiete riaffiorano i viaggi della speranza sull’isola di Lampedusa presa d’assalto dalla disperazione dei nordafricani che stanno sbarcando in queste ore, spinti dai disordini e dalla violenza della repressione in Tunisia, ma anche dall’incertezza politica in tutta l’area del Maghreb. A tentare la traversata sono soprattutto uomini e ragazzini non ancora maggiorenni, pochissime le donne, solo una decina, visto che il viaggio è duro e incerto, in cammino per giorni dal deserto al mare, fino all’approdo sulle coste italiane e l’inizio della via crucis burocratica. Da oggi, secondo gli esperti, i flussi sono destinati a crescere, anche se molto dipenderà  dalle condizioni meteorologiche. In mille sono giunti solo ieri, ma altre navi della speranza sono già  in viaggio. L’aereo della guardia di finanza che sta sorvolando il canale di Sicilia ininterrottamente da quando sono iniziati gli arrivi, nel pomeriggio ha avvistato almeno altre 10 carrette del mare. Al momento però non ci sono informazioni né sulla loro rotta di approdo, né sul numero di passeggeri a bordo. E ieri è giunta anche la notizia di un’imbarcazione colata a picco davanti la città  tunisina di Girgis, nel golfo di Gabés, dopo che il mezzo si è spezzato in due probabilmente a causa del peso. In troppi tra gli uomini che affollano le coste della Tunisia aspettando di essere traghettati verso l’Italia e l’Europa, si sono lanciati sulla nave che non ha retto. Il bilancio secondo le fonti ufficiali conta un morto e un disperso, ma si ha modo di ritenere che le vittime possano essere molte di più. Nel frattempo l’Italia arranca e manda in “vacanza” la Bossi-Fini, visto che non si tratta di clandestini o irregolari, ma di uomini in fuga da guerra e persecuzioni, in diritto di richiedere asilo nel pieno rispetto delle leggi internazionali. Così senza giustificazioni e nessuna possibilità  di girarsi dall’altro lato ieri mattina il consiglio dei ministri si è riunito d’urgenza e in 5 minuti, come confermato dalla nota governativa, ha approvato lo stato di emergenza, attivando la protezione civile e le modalità  straordinarie di intervento. Il ministero degli interni ha messo a disposizione un ponte aereo con l’isola siciliana e il cpt di Bari, mentre un traghetto della Siremar ha portato almeno 500 persone verso porto Empedocle. Il sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis ha rassicurato la popolazione che entro 24 ore tutti i profughi troveranno sistemazione altrove e che non ci sarebbero crisi sanitarie. In effetti l’isola non è in grado di dare accoglienza ai rifugiati, che nella notte si sono accampati alla meglio al molo e nella stazione marittima del porto. Il programma italiano sembra essere quello di valutare al più presto caso per caso le richieste di asilo e smistare gli arrivi nei vari cie del paese. Gli immigrati infatti stanno arrivando anche sulle spiagge di Linosa e Pantelleria, da qui in 700 sono già  stati trasferiti nel centro di accoglienza calabrese Sant’Anna di Capo Rizzuto, uno dei più grandi d’Europa Ma è polemica sulla scelta di chiudere il centro di prima accoglienza nell’isola di Lampedusa, e di non riaprirlo nonostante l’emergenza conclamata e riconosciuta anche dal governo. Il ministro dell’interno Maroni ha preso tempo e ha convocato il comitato di sicurezza che non deciderà  prima di giovedì prossimo. Questo significa che anche con la promessa di allestire una tendopoli in tempi brevi, centinaia di profughi al momento sono costretti a dormire all’addiaccio. «Occorre fare molto altro – ha detto Livia Turco – chiediamo garanzie per una adeguata accoglienza, il coinvolgimento degli enti locali e del volontariato e la riapertura di una struttura efficiente come quella di Lampedusa, chiusa per motivi incomprensibili». Poi la stoccata ai ministri Maroni e Sacconi: «Gli sbarchi non sono né di destra né di sinistra e non possono finire perché questo é il loro desiderio». 4.000 TUNISINI In tanti sono sbarcati a Lampedusa negli ultimi quattro giorni. E gli arrivi non paiono destinati a finire. Secondo la Capitaneria di porto, almeno un’altra decina di imbarcazioni sarebbero in arrivo nelle prossime ore


Related Articles

Msf: «Non è stato un incidente»

Intervista. Il direttore di Msf Italia: «Il centro è stato colpito in modo reiterato per più di un’ora». «Inaccettabile». La richiesta di un’indagine approfondita e trasparente e l’ipotesi di un atto deliberato

Amnesty: “l’Italia inserisca i diritti umani nei colloqui con Gheddafi”

Gheddafi accolto a Roma dal ministro Frattini – Foto: © Rainews24

In occasione della visita in Italia del leader libico Mu’ammar Gheddafi, la Sezione Italiana di Amnesty International ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella quale si chiede all’Italia di inserire il tema dei diritti umani nell’agenda degli incontri in programma e, più in generale, al centro delle relazioni bilaterali e della cooperazione tra Italia e Libia. “Il dialogo tra i due paesi, culminato nel ‘Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia (qui gli approfondimenti) di cui ricorre oggi il secondo anniversario – denuncia Amnesty – ha riguardato altre cose come il contrasto dell’immigrazione irregolare attraverso attività  congiunte di pattugliamento del mar Mediterraneo e il trasferimento di fondi e di mezzi da parte dell’Italia, dimenticando la spaventosa situazione dei diritti umani in Libia”.

Da Camilleri a De Luca, gli scrittori italiani commentano le storie dei rifugiati

Copertina del libro

Un dialogo a distanza che è il cuore di “Terre senza promesse”, volume curato dal Centro Astalli per raccontare le vite normali dei profughi prima della fuga da paesi in cui erano perseguitati. Tra loro anche giornalisti somali

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment