Annullato l’aumento dei pedaggi stradali

ROMA – I pedaggi sui raccordi che collegano strade Anas alle autostrade sono stati annullati dal Tar del Lazio mentre per gli automobilisti ripartono i rincari della Rc auto. L’ennesima bocciatura del decreto ministeriale che nel luglio scorso ha introdotto le tariffe sulle interconnessioni, arriva dopo un lungo braccio di ferro tra governo e Anas, da una parte, e gli Enti locali, contrari ad un ritocco dei pedaggi. Un fronte compatto, quest’ultimo, guidato dalla provincia di Roma, da quelle di Firenze, Rieti, Ferrara e Pescara, dalla regione Toscana, da 42 Comuni e dai consumatori di Mdc. Secondo i giudici amministrativi, il decreto avrebbe applicato i pedaggi in modo omogeneo a tutte le auto in transito e non solo a quelle dirette o provenienti da arterie stradali Anas, come nel caso del Raccordo anulare di Roma. Il Tar ha anche ravvisato nella normativa una palese violazione delle norme comunitarie. La battaglia sui pedaggi, però, è solo rinviata: tra pochi giorni il ministro dei Trasporti Altero Matteoli porterà  in Consiglio dei ministri il nuovo decreto che istituisce nuovi balzelli su gran parte della rete veloce di Anas. Da maggio, fatta salva al Salerno-Reggio Calabria, un sistema misto che riassume la tecnologia telepass e tutor, imporrà  il pagamento di un mini pedaggio in entrata o uscita da decine di raccordi Anas sparsi in tutto i Paese. Altro fronte caldo per gli automobilisti italiano è quello della Rc auto. Secondo l’osservatorio auto di Aiba, l’associazione dei broker assicurativi, il 2010 è stato un anno nero per le polizze con un incremento del 18%. La polizza media è passata, infatti, dai 735 euro del 2009 agli 867 del dicembre scorso. Le compagnie hanno calcato la mano su tutte le grandi città  con poche eccezioni: nella provincia di Napoli, ad esempio, i listini sono schizzati verso l’alto del 31%, a Bari del 29%, a Roma hanno sfiorato il più 15% mentre anche Milano ha visto aumenti vicini alla doppia cifra: +9,9%. In particolare, secondo l’Aiba, sono state le compagnie solitamente più convenienti ad alzare i prezzi: le aziende telefoniche o “dirette”, hanno ritoccato i listini mediamente del 21,4% contro il 17,9% delle controparti tradizionali. Direct Line, col suo amministratore delegato Jamie Brown, sottolinea però la necessità  di rivedere alcune regole del mercato assicurativo: «Da anni sosteniamo la creazione di una banca dati anti-frode, oltre all’abolizione del tacito rinnovo. Inoltre la dematerializzazione dei documenti di polizza, incluso il contrassegno, consentirebbe alle compagnie una riduzione dei costi». Ma l’automobilista italiano, alle prese con rincari da record dei carburanti e alla ricerca spasmodica del risparmio, sembra oggi più propenso a lasciarsi alle spalle la “vecchia” compagnia per passare ad una più conveniente. Infatti secondo l’osservatorio Aiba, oltre il 10% dei clienti nel 2010 ha cambiato “casacca” rivolgendosi ad un altro marchio. Un grande passo in avanti verso la concorrenza se si considera che nel 2006 la mobilità  riguardava solo il 6% degli automobilisti. C’è però un fenomeno preoccupante che sta prendendo piede allargandosi a macchia d’olio: secondo il presidente dei brokers Francesco Paparella, «proliferano le compagnie fantasma, quelle commissariate, mentre circa 3 milioni di autoveicoli circolano senza copertura assicurativa».


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