Tunisi, Ben Ali si piega

TUNISI Il presidente tunisino Ben Ali ha lasciato il Paese dopo aver annunciato che il governo è stato destituito, e che verranno indette elezioni anticipate fra sei mesi. Il primo ministro Mohammad Ghannouchi citato dall’agenzia ufficiale Tap ha aggiunto di essere stato incaricato di formare il nuovo governo. Intanto nel Paese scatto lo stato d’emergenza e i soldati presidiano l’aeroporto. Chiuso lo spazio aereo.

ANCORA SCONTRI NELLE MANIFESTAZIONI A TUNISI – Manifestazioni con migliaia di persone sono in corso oggi a Tunisi e in un numerose altre città  della Tunisia per chiedere le dimissioni del presidente Zine El Abidine Ben Ali, nonostante le aperture fatte ieri sera dal leader con il fine di sedare le proteste. A Tunisi, centinaia di persone hanno sfilato in mattinata sulla centralissima Avenue Bourghiba, senza essere fermati dalla polizia. Molti gli slogan contro il presidente e il ministero dell’Interno ritenuto responsabile della sanguinosa repressioni di questi giorni. Le ong hanno indicato il bilancio delle vittime a 66 dall’inizio delle proteste. Il corteo nella capitale, composto in larga parte da sindacalisti della Ugtt, ha raggiunto proprio il ministero dell’Interno in avenue Bourghiba dove si è fermato. Qui è stato raggiunto da un altro corteo composto da avvocati e da un altro proveniente da piazza Barcellona, dove si trova la stazione. “Ministero del terrore” era uno degli slogan. Intanto, secondo testimonianze, scontri sono avvenuti tra opposte fazioni a Ettadhamen, località  a Nord di Tunisi. Coinvolgono sostenitori e avversari del Rassemblement Consitutionnel Democratic (Rcd), il partito del presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali. Intanto, secondo alcune fonti locali, un uomo sarebbe morto nel corso degli scontri con la polizia a Soliman, località  industriale sul golfo di Tunisi ad una trentina di chilometri dalla capitale.

S.CRAXI, NESSUNO PERICOLO PER ITALIANI – “Non c’é nessun pericolo, al momento, per la comunità  italiana in Tunisia con la quale l’ambasciata d’Italia è in costante contatto”. Lo ha sottolineato, parlando con l’ANSA, il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi. “Il governo italiano segue con attenzione gli avvenimenti in un Paese al quale è legato da rapporti storici di profonda amicizia”, ha aggiunto, spiegando come ci sia anche un’ “ansia personale” per il “destino di un popolo che mi è caro”. Secondo il sottosegretario, è difficile “prevedere quale sarà  lo sbocco” della situazione, ma “l’auspicio” è che “non ci siano ulteriori violenze”

LACRIMOGENI DAVANTI MINISTERO INTERNO TUNISI – Sono stati lanciati lacrimogeni e ed esplose granate davanti al ministero dell’Interno a Tunisi dove sono radunati manifestanti. Lo riferiscono giornalisti sul posto

MANIFESTANTI, FAREMO SIT-IN FINO A CADUTA BEN ALI’ – ”Faremo un sit-in fino alla caduta di Ben Ali”’: e’ questo uno degli slogan che sono poco fa risuonati di fronte al ministero dell’interno tunisino, dove continua ormai da due ore la protesta del sindacato e della gente contro il regime. Il clima e’ pacifico e quasi festoso. La gente cerca i giornalisti per parlare. Si avvicina un’anziana signora con il velo: ”Ben Ali’ e’ un grande dittatore”, dice concitata. ”E’ come Dracula, che ha succhiato il sangue dei tunisini. Lui e’ un grande egoista, ha ucciso quelli che manifestavano. Questo e’ un popolo morente che protesta contro la corruzione e la poverta”’. Un insegnante di fisica, che parla un ottimo italiano, ma ha paura, ha tre figli, non vuole dire il suo nome, dichiara: ”Diciamo che mi chiamo ‘Signor Liberta”. All’Europa e anche all’Italia chiediamo parole chiare per la liberta’, per la nostra liberta”’, ha detto.

MINISTRO, FATTIBILE GOVERNO UNITA’ NAZIONALE – Un governo di unità  nazionale in Tunisia è “del tutto fattibile” ed “anche normale”. Lo ha detto questa mattina il ministro degli esteri tunisino Kamel Morjane alla radio francese Europe 1. Intervistato per telefono sulla possibilita’ di un governo di unita’ nazionale in Tunisia, il ministro ha risposto: ”Con il comportamento di persone come Nejib Chebbi credo che sia fattibile, ed anche del tutto normale”. Il ministro si riferiva a Mohammed Nejib Chebbi, capo storico del Partito democratico progressista (Pdp), una formazione di opposizione legale, ma non rappresentata in parlamento. ”Il presidente e’ un uomo di parola” ha detto Morjane all’indomani del discorso in cui il presidente Ben Ali si e’ impegnato a non ripresentarsi al termine del suo mandato nel 2014. Il presidente ha anche ordinato all’esercito di non sparare piu’ sui manifestanti, dopo gli scontri che in tutto il paese in un mese hanno provocato la morte di 66 persone.


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