“L’Albania come la Tunisia via questo regime di corrotti”

«Povertà , disoccupazione, corruzione, mancanza di rispetto dei diritti umani e dei principi democratici… Siamo in una dittatura vera e propria. Sembriamo la Tunisia dei Balcani». Appena tornato dall’ospedale dove ha incontrato decine di manifestanti e poliziotti feriti, il deputato Saimir Tahiri, vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito socialista all’opposizione che ha promosso la manifestazione di ieri finita nel sangue, non esita a paragonare Tirana a Tunisi.
Signor Tahiri, perché avevate indetto la manifestazione?
«Innanzitutto per chiedere le dimissioni di Berisha e nuove elezioni. Elezioni trasparenti però, diritto che alle consultazioni dello scorso giugno 2009 ci è stato negato. E poi per protestare contro la corruzione dilagante: una corruzione in giacca e cravatta, ai più alti livelli governativi, come ha dimostrato il video che la scorsa settimana ha costretto il vicepremier alle dimissioni».
E invece cos’è successo?
«La polizia ha iniziato a provocare i manifestanti prima con pugni e manganellate, poi con getti d’acqua e fumi lacrimogeni. È stato solo allora che la gente ha risposto lanciando pietre e che la situazione è degenerata».
E voi esponenti del Partito socialista?
«Da Edi Rama a me abbiamo invitato la gente a non reagire e ad allontanarsi. Doveva essere una manifestazione pacifista come tante altre. È la prima volta che si sfocia nella violenza».
Perché è successo proprio adesso?
«Perché è lo stesso primo ministro a incitare i suoi militanti alla violenza. Basti pensare a quando qualche giorno fa in aula si è rivolto a noi deputati dell’opposizione con appellativi volgari e la seduta parlamentare si è trasformata in una vera e propria rissa. Sali Berisha sa che la situazione è critica e non ha altri strumenti per mantenere in piedi il governo che la violenza. È lo stesso scenario del 1997, quando fu costretto alle dimissioni, che si ripete. L’unica differenza è che allora era presidente, oggi è primo ministro».
Perché parla di momento critico per il Paese?
«Berisha non ha mantenuto le promesse. Solo in un anno oltre 100mila famiglie, parliamo dunque di oltre 400mila persone, è sceso sotto la soglia di povertà . Vi sono oltre un milione di disoccupati. La gente continua a perdere il posto di lavoro e non ha di che mangiare. Le tasse continuano ad aumentare. Le imprese chiudono. E la corruzione dilaga».


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