“Giusto il no all’estradizione di Battisti”

Il nuovo governo brasiliano lancia segnali pacificatori pur insistendo sulla «sovrana decisione» dell’ex presidente Lula nel caso di Cesare Battisti. José Cardozo, neo ministro della Giustizia, dice: «Gli italiani sono nostri fratelli» e aggiungendo di non prevedere «ritorsioni» afferma che «quella del Brasile è stata una scelta sovrana, che non può essere contestata dal punto di vista giuridico» ma che – a suo giudizio – «non può compromettere i legami di profonda amicizia tra i due paesi». Sullo stesso registro anche il nuovo ministro degli Esteri Antonio Patriota che apprezza la presenza – l’altro ieri – dell’ambasciatore italiano alla posse (la cerimonia d’insediamento) di Dilma Rousseff. «Una presenza – ha detto Patriota – che manifesta il desiderio dei due paesi di proseguire i rapporti con una agenda costruttiva».

In Italia però la tensione non si riduce affatto. Mentre il governo dovrà  affrontare la questione della ratifica in Parlamento dell’accordo di partnership strategica firmato da Berlusconi in Brasile lo scorso giugno, forze politiche e familiari delle vittime si preparano a manifestare. Una prima volta con un sit-in davanti all’ambasciata del Brasile in piazza Navona a Roma martedì prossimo alle ore 16 e poi con una manifestazione convocata per il 15 gennaio. Al sit-in è previsto l’intervento di Alberto Torregiani, figlio del gioielliere Pierluigi, ucciso a Milano e per la cui morte Battisti è stato condannato in qualità  di mandante. Parteciperanno anche altri parenti delle vittime e esponenti di governo.
Sul fronte europeo, mentre la Farnesina prepara un ricorso alla Corte internazionale dell’Aja, bisogna registrare le dichiarazioni del primo ministro portoghese José Socrates. Interrogato dai giornalisti a Brasilia, dove si trovava per l’insediamento del nuovo presidente brasiliano, Socrates ha detto di escludere che il caso Battisti possa «avere ripercussioni su una relazione così solida come quella tra l’Unione Europea e il Brasile». Con il paese sudamericano ha detto Socrates «esiste un rapporto strategico iniziato nel 2007 e non credo che verrà  influenzato dalla decisione su Battisti».
In attesa che l’avvocato dell’Italia Bulhoes presenti il ricorso presso la Corte Suprema di Brasilia e che questa si riunisca alla fine di febbraio per esaminare la decisione del presidente Lula le speranze del nostro governo di ottenere l’estradizione di Battisti sembrano ridotte al lumicino. Soprattutto perché Cezar Peluso, il presidente del Stf favorevole alla consegna all’Italia dell’ex terrorista, può ora fare ostruzionismo e rinviare la scarcerazione ma non ha più la maggioranza che portò alla sentenza del novembre 2009. E’ molto probabile che nella seduta plenaria che si terrà  tra qualche mese (a febbraio o nelle settimane successive) i magistrati del Stf non potranno far altro che avallare la decisione di Lula e liberare Battisti. In quell’occasione ci sarà  battaglia, non c’è dubbio, ma non si vede come legalmente la questione possa tornare all’attenzione del nuovo presidente, Dilma Rousseff.


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