Mucca pazza, muore una donna è la seconda vittima in Italia

FIRENZE – Era cominciato tutto con un mal di gola, poi sono arrivate le vertigini, l’ansia, i dolori alle braccia. Nel settembre 2008 una livornese di 41 anni si rivolse a un neurologo per trovare la spiegazione di alcuni disturbi comuni di cui soffriva. Gli accertamenti sono durati a lungo e, via via che le sue condizioni peggioravano, l’hanno portata fino al Besta di Milano dove si è scoperta la verità : era stata colpita da una malattia terribile e rarissima, il cui primo manifestarsi, negli anni Novanta, rivoluzionò lo stile di vita alimentare di mezzo mondo. Ieri quella donna è diventata la seconda vittima italiana della cosiddetta “mucca pazza”, l’encefalopatia spongiforme (Bse) cioè la variante del morbo Creutzfeldt-Jakob. È morta nell’hospice della Asl di Livorno, dove era in coma da mesi. Lascia il compagno e un bambino piccolo.
Manca solo l’autopsia per formalizzare quello che all’Istituto superiore di sanità  sanno da tempo, cioè dall’ottobre 2009, quando ci fu la diagnosi dell’Istituto neurologico Besta. Già  allora infatti vennero avvertite le autorità  sanitarie europee che controllano la diffusione della malattia per segnalare il secondo caso italiano di variante di Creutzfeldt-Jakob dopo quello della studentessa di Menfi (Agrigento) di 27 anni morta nel 2002. L’esame sarà  svolto oggi a Pisa, in una camera mortuaria allestita in modo speciale per fare accertamenti su chi è morto di malattie contagiose, anche se quello della “mucca pazza” non è un morbo che può passare facilmente da una persona all’altra. Le autorità  sanitarie livornesi hanno sempre escluso qualsiasi rischio di trasmissione per familiari e sanitari.
È impossibile dire dove la donna livornese abbia preso la malattia, che colpisce chi mangia carne di bovini infetti, perché l’incubazione dura molti anni. Di certo non è mai stata in Inghilterra, il paese dove la “mucca pazza” ha ucciso più persone, fino ad oggi: 166. In tutta Europa le vittime sono state 207. Nel 1996 il governo britannico ammise che la Bse, diffusa da oltre un decennio e già  oggetto interventi di contrasto, poteva trasmettersi agli uomini, provocando una sindrome simile alla Creutzfeldt-Jakob, malattia degenerativa che colpisce circa 70 persone all’anno in Italia. Da allora iniziarono controlli a tappeto sugli allevamenti e vennero avviate misure in tutti i paesi. Tra queste, quella che fece sparire dalle tavole per lungo tempo la bistecca alla fiorentina. Il 13 gennaio 2001 in Italia venne trovato il primo animale malato. Fino all’anno scorso, quando è stato segnalato l’ultimo, i casi sono stati 144, su oltre 6 milioni di bovini controllati. «Il consumo di carne nel nostro paese è del tutto sicuro grazie al rigido sistema di controlli introdotto nel 2001 per far fronte all’emergenza – dicono da Coldiretti – il caso di Livorno è un’eredità  del lontano passato».


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