Ungheria declassata. L’Irlanda nazionalizza un’altra banca

Tre banche in Irlanda già  erano state nazionalizzate l’Allied Irish è la quarta e, recentemente, aveva avuto un sostegno governativo pari a 3,5 miliardi di euro. Gli istituti bancari hanno ricevuto 35 miliardi di euro degli 85 prestati dalla Ue, dall’Fmi e dal locale Fondo pensioni.
Guai anche per l’L’Ungheria, tra i paesi orientali della Ue ad essere più indebitato: 79% del pil. Per fare fronte alla situazione il programma del governo che – dal primo gennaio prossimo assumerà  la presidenza dell’Unione – prevede il controllo statale dei fondi pensionistici privati, l’imposizione di una tassa sulle banche e le aziende energetiche come pure su quelle delle telecomunicazioni. L’obiettivo di riportare il deficit di bilancio entro il 3%, come è stato stabilito da Maastrich, appare complicato. Tanto che l’agenzia di rating Fitch ha espresso dubbi sull’efficacia politica del governo Orban e ha declassato i titoli del debito a quota BBB- da quota BBB. Un gradino sopra il valore di titolo/spazzatura (junk).
In Grecia intanto prosegue lo sciopero di tutti i settori dei trasporti mentre è sempre più consistente l’ipotesi che si arriva ad un altro giornata di mobilitazione nazionale contro il piano di austerità  approvato dal Parlamento con una vittoria della maggioranza socialista (il Pasok) per 156 voti a favore contro 142 contrari. La «legge finanziaria» prevede un nuovo taglio della spesa pubblica ed uno inasprimento delle tasse che – secondo il dettato del premier Papandreau – dovrebbe fare scendere il deficit al 7,4% il prossimo anno dal 9,4% di quest’anno. E questo perché il governo ha dovuto promettere alla Ue un piano severo di austerità  per poter ottenere il prestito pari a 144 miliardi di euro.
Bilanci di fine anno e nuove previsioni per il 2011. Negli Usa, il sito della Cnn money on line scrive che «più di un economista interpellato ritiene che la politica monetaria della Federal reserve non cambierà  nel 2011 e fino al 2012». Ovvero la Fed non modificherà  (non alzerà  o viceversa abbasserà ) i tassi di interesse vicino allo 0,25%. Ciò può volere dire che Ben Bernanke non crede in una prossima ripresa. Comunque, ieri, i dati relativi agli Stati uniti sono stati più incoraggianti del solito. L’indice Michigan (fiducia dei consumatori) è salito in dicembre a 74,5 da 71,6 di novembre. La vendita di case nuove è cresciuta del 5,5% a novembre al tasso annualizzato; il reddito personale – a novembre – è aumentato di 42,3 miliardi dollari pari allo 0,3%. Nella settimana conclusa il 18 dicembre, le richieste per i sussidi di disoccupazione sono diminuiti a 420 mila unità  (3mila richieste in meno). Quattro milioni e sessantamila sono ancora le persone che «godono» di un sussidio continuativo. Dato negativo, invece, dagli ordinativi di beni durevoli: a novembre sono diminuiti del 1,3% dopo il -3,1% di ottobre.


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