La Tymoshenko accusa l’Europa “Per gli affari ignorate la repressione”

KIEV – È preoccupata Yiulia Tymoshenko: «Mi vogliono arrestare, è evidente». Ed è delusa dalla freddezza dei leader europei, gli stessi che la sostennero nei giorni della svanita Rivoluzione arancione: «Ora vengono in Ucraina e si complimentano per la raggiunta stabilità . Chiamino le cose con il loro nome. In questo paese si uccidono i giornalisti scomodi, si soffoca la giustizia, si processa l’opposizione. E’ una stabilità  da cimitero».
È appena tornata dal terzo interrogatorio in pochi giorni, altre due ore di domande serrate in un ufficio della Procura generale. L’accusano di aver distolto dei fondi destinati all’ambiente per pagare le pensioni in tempo di crisi. Lei, da premier, se n’era fatta un vanto; ora rischia dieci anni di galera. Ma la “Tigre” non rinnega il suo nome di battaglia. Dopo lo scontro con i giudici, il bagno di folla nella neve tra slogan e bandiere dei suoi sostenitori, ci chiede solo pochi minuti per riapparire nell’ufficio del partito d’opposizione Batkivscina (Patria) in tutto il suo splendore: la mitica treccia bionda appena ricomposta, due fili di perle, foulard di Valentino, trucco impeccabile. Ha cinquant’anni ma sembrano quindici di meno. Chiunque le abbia inventato l’etichetta di “politico più sexy del mondo” aveva le sue ragioni.
Signora Tymoshenko, la sua sconfitta alle presidenziali risale a undici mesi fa. Perché mai il governo dovrebbe avere tanta paura di lei?
«Perché chi considera questo paese come l’Ucraina spa, un terreno ideale per i propri interessi, chi si occupa solo di spartire miliardi e potere al suo clan di riferimento, non vuole voci scomode. E io sono la più scomoda perché la gente è con me».
Le scene di oggi sotto alla Procura, la folla arrivata da tutto il Paese per starle vicino, confermano la sua tesi. Ma non crede che sia in atto una sorta di restaurazione nelle repubbliche dell’ex Urss? Ha seguito i fatti di Bielorussia?
«Il tentativo di rimettere le cose a posto, nel senso sovietico, è palese. Ma credo che, per fortuna, gli ucraini siano un passo avanti rispetto ai bielorussi. A Minsk l’opposizione è spontanea, ancora un po’ naif. Noi arancioni avevamo lavorato sodo prima della rivolta. Nelle campagne, nelle periferie, nei circoli giovanili. Avevamo spiegato alla gente per cosa lottare e come lottare».
Eppure, a febbraio le hanno voltato le spalle e portato alla presidenza il filo russo Yanukovich…
«Il lavoro ai fianchi è stato durissimo. Da premier sono rimasta sola a combattere una delle crisi economiche più gravi della storia. Il prezzo del gas che Mosca continuava ad aumentare ogni mese ha fatto il resto. Hanno illuso la gente che con il ritorno all’antico ci fosse la ripresa. Ma ora le cose stanno peggiorando, sta tornando la protesta. E io sono tornata e essere pericolosa».
Evitiamo i giri di parole. Lei è rimasta sola perché l’altro leader della Rivoluzione si è defilato, ha addirittura spinto a votare contro di lei. Dov’è finito l’ex Presidente Yushenko?
«Niente giri di parole. Chi è al potere crede di potere comprare tutti con soldi e favori. Nel mio caso non ci sono mai riusciti. Con altri evidentemente sì. E poi non escludo una questione personale. Ricordo che nel giorno della nomina a Presidente, Yushenko era visibilmente infastidito dalla mia popolarità . Applaudivano lui ma facevano i cori per me».
Tutto merito del suo fascino?
«Macché. Io credo nelle cose che dico e si vede. Ho speso per la causa quasi tutto il mio patrimonio personale. Sono stata in carcere quaranta giorni sempre per motivi politici. E questo che conta nel cuore della gente».
Comunque sia il controllo della situazione da parte di Mosca sembra ferreo e molto deciso. Non teme che l’amore della gente possa non bastare?
«Le pressioni di Mosca ci sono sempre state. E’ il contesto che è cambiato. Ma l’Ucraina ormai è proiettata verso l’Europa, come spirito, come voglia di democrazia. Non la fermeranno con i giudici e la polizia per strada».
L’appoggio di Bush a voi arancioni fu determinante. Non si aspettava qualcosa in più da Obama?
«Lasciamo stare. Noi figli dell’ex Urss abbiamo visto di peggio, i lager, le fucilazioni, la polizia segreta. Possiamo fare da soli. Piuttosto vorrei tanto che Usa ed Europa non legittimassero così tanto questo regime. Capisco gli interessi nazionali, ma stringere accordi con Yanukovich, ignorare la repressione in atto, non è giusto».
Diciamo che l’Occidente le appare distratto. Ma è proprio sicura che ci sia un complotto giudiziario contro di lei?
«Guardi queste ordinanze. Lo capirebbe anche un bambino che sono accuse pretestuose. E rischio dieci anni…».
Per la prima volta la sua voce così sicura si è incrinata. Teme di non farcela?
«Ma non ci voglio nemmeno pensare. Il Paese è cambiato. La svolta è ormai irreversibile. E finché avrò le forze, carcere o non carcere, continueremo a farci sentire. L’Europa non potrà  stare sempre a guardare».


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