Il clima dipende dall’Al.Ba.

 CANCUN (Messico) – Anche lacronimo ha il sapore di una battaglia: Al.Ba. Non bastasse già  il significato esplicito: Alternativa Bolivariana, da Simon Bolivar, ovviamente. Otto Paesi, Venezuela e Cuba sono stati i primi, riuniti dentro questa sigla che da un anno, ormai, sta condizionando il destino climatico del mondo. È successo nel 2009 alla conferenza di Copenaghen: furono loro a non far passare il documento nell’assemblea plenaria, facendo saltare all’ultimo il crisma dell’ufficialità  all’accordo. Sta succedendo quest’anno a Cancun: senza aspettare le decisioni finali, gli otto Paesi antimperialisti (anche Bolivia, Ecuador, Repubblica Dominicana, Nicaragua, Saint Vincent, Antigua) hanno deciso di alzare la voce già  nella sessione tecnica.

 METODO – Il metodo è sempre lo stesso: o ci ascoltate o ci alziamo e ce ne andiamo. Che tradotto nelle diplomazie negoziali dell’Onu vuol dire far saltare la conferenza, qui dove sono necessari i voti di tutti i 194 Stati presenti e dove il voto di San Marino è uguale a quello degli Stati Uniti. Sono i Paesi dell’Al.Ba gli unici che hanno il coraggio di questi ultimatum.

Pablo Solon (Epa) Pablo Solon (Epa)

SOLON – Si chiama Pablo Solon il novello Bolivar del clima. Ambasciatore dello Stato plurinazionale della Bolivia, è uomo di diplomazia con l’animo rivoluzionario. Solon non ha esitato davanti ai grandi del mondo che stanno cercando di sfilarsi dagli impegni legali del protocollo di Kyoto. Li ha presi di petto, piuttosto. È una tecnica di melina quella che sta condizionando le trattative qui a Cancun: si parla del finanziamento per il clima, dell’adattamento al cambiamento climatico, del negoziato sulle foreste e, intanto, c’è chi fa di tutto per eludere il discorso post-Kyoto. Per eliminare dal tavolo gli impegni vincolanti che i Paesi industrializzati hanno firmato (tranne gli Usa) sulle emissioni di CO2.

ALLEANZA – Al.Ba ha fatto muro contro il Giappone che, apertamente, ha detto di voler riporre Kyoto nel cassetto. Ma Solon ha stoppato anche le diplomazie occidentali, quelle che sotto banco stanno cercando di proporre un secondo protocollo che vada oltre Kyoto con impegni volontari e non vincolanti. Le parole di Solon sono state pungenti, come un colpo di fioretto: «Non ha senso», ha decretato. E ha spiegato: «Chiedere un secondo protocollo fatto così, è come chiedere una seconda moglie per poter portare avanti il proprio matrimonio». E questo quando i negoziati devono ancora entrare nel vivo e i delegati dell’Al.Ba sono in attesa dei loro condottieri, i presidenti Evo Morales dalla Bolivia e Rafael Correa dall’Equador. Dritti verso la vittoria.


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