Gli affari di Wali Karzai, ras della città , fratellastro del presidente

KANDAHAR. L’Afghanistan è un paese in stallo – tra mancata ricostruzione e instabilità  politica – a causa di un paradosso. Frutto dell’affrettata scelta degli Stati Uniti di affidare il periodo post-taleban a signori della guerra, criminali, trafficanti di droga, individui dal passato opaco. Personaggi che dovrebbero assicurare sicurezza e buongoverno, invece continuano a impedire il consolidamento delle istituzioni afghane. A dirlo chiaro è uno dei messaggi provenienti dall’ambasciata statunitense a Kabul, reso noto nei giorni scorsi dal sito WikiLeaks. Ogni tentativo di combattere la corruzione – si legge nel documento, del dicembre 2009 – presenta «un serio dilemma: coinvolgerebbe alcuni dei più prossini parenti e alleati di Karzai, e richiederebbe di perseguire gente a cui spesso ci affidiamo per assistenza e/o supporto».
Anche se Hamid Karzai pare aver perso l’appoggio dell’amministrazione Obama (vedi in questa pagina), la sua famiglia in questi anni ha costruito un solido impero di interessi economici. Tra i membri più attivi del clan c’è il fratellastro Ahmed Wali, padrone indiscusso e temuto di Kandahar, a cui è dedicato il documento di WikiLeaks. Vi si legge che Wali Karzai «domina l’accesso a risorse economiche, sostegno e protezione», attraverso un «network di clan politici che usano le istituzioni statali per proteggere e rendere possibili attività  lecite e illecite». Già  accusato in passato di coinvolgimento nel traffico di droga e, insieme, di essere sul libro paga della Cia, abbastanza forte da dialogare sia con i taleban che con i comandanti delle truppe americane, Wali Karzai userebbe la sua posizione come presidente della Shura (consiglio) provinciale di Kandahar e come «rappresentante personale del presidente nel sud per arricchire, espandere e consolidare il clan Karzai».
Tra gli esempi citati, quello della valle di Arghandab, a una ventina di chilometri dal centro di Kandahar. Concessa al gruppo tribale degli Alikozai come ricompensa per l’assistenza fornita ad Ahmad Shah Durrani, fondatore dell’Afghanistan, nella sua conquista di Kandahar alla metà  del Settecento, la famiglia Karzai negli ultimi anni ne avrebbe preso il controllo assicurandosi una delle terre più fertili del paese e la gestione di una risorsa fondamentale come l’acqua. Tra gli altri interessi, le attività  immobiliari (con traffici finanziari sospetti tra Kabul e Dubai), il controllo del trasporto sull’autostrada principale che attraversa la provincia di Kandahar, le società  private di sicurezza. Wali Karzai ha sempre negato il coinvolgimento in attività  illecite. Ma le accuse continuana a piovere: Carl Forsberg, del Institute for the Study of the War, ha scritto che «la sua influenza e le sue conoscenze gli permettono di garantirsi la maggior parte delle transazioni economiche che avvengono nella città ». E che si assicurerebbe «la fedeltà  dei comandanti delle milizie locali in cambio della distribuzione di lucrosi contratti con gli attori internazionali» (citato in Warlord, Inc, il rapporto presentato a giugno scorso al Congresso americano dal Subcommittee per la Sicurezza nazionale).

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BASTA CONTRACTOR
Arrestato un inglese
Michael Heran, un contractor britannico della Global Strategies Group è stato arrestato mercoledì in Afghanistan e condannato a 8 mesi con l’accusa di possesso illegale di armi. La Global è la compagnia privata britannica che si occupa, tra l’altro, della sicurezza dell’aeroporto di Kabul. L’arresto è avvenuto due giorni dopo che il ministero dell’interno afghano ha annunciato la chiusura di decine di compagnie di contractors sulla base di un decreto presidenziale di agosto che prevede lo smantellamento dell’esercito di specialisti della sicurezza che operano in Afghanistan. Ufficialmente le ditte sono state chiuse perchè lavoravano senza autorizzazione legale. Il decreto di Karzai prevede lo smantellamento di tutte le compagnie private per la sicurezza entro metà  dicembre, ma la data è stata estesa di due mesi per i contractor a tutela dei progetti di sviluppo e ricostruzione in corso in Afghanistan. Dal bando sono escluse scorte e sicurezza per basi militari, ambasciate, residenze e convogli diplomatici. A colmare il vuoto lasciato dagli eserciti privati dovrebbero essere le forze di sicurezza afghane.


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