La nonna africana imbarazza Obama “Prego Allah, lo voglio musulmano”

NEW YORK – Quand’era bambino gli raccontava di quel nonno così impaziente di fuggire dal suo villaggio da avere «le formiche fin sopra il sedere». L’espressione originale era ancora più colorita ma il suo Kenya non era certo un posto per damigelle. E “Granny Ogwell” coi suoi racconti riempiva anzi d’orgoglio il piccolo Barack. Mica come adesso che la Casa Bianca deve fare di tutto per distrarre gli americani da quella confessione firmata da laggiù: «Ho tanto pregato perché il mio Barack si convertisse all’Islam».
L’annuncio di nonna sta facendo il giro del mondo e regalo più inopportuno il presidente degli Stati Uniti non poteva ricevere nel giorno in cui l’America si ferma per il giorno del Ringraziamento e si ritrova intorno alla tavola per ammazzarsi di tacchino. Barack aveva già  dovuto smentire pubblicamente quella diceria che solo la beata ignoranza dell’America profonda ha potuto diffondere: che fosse, cioè, musulmano. E adesso si trova ad arginare l’attacco basso, anche se involontario, che gli arriva dalla famiglia.
Il sondaggio secondo cui un americano su cinque è convinto che lui sia musulmano era piombato nell’arena politica americana proprio nei giorni delle polemiche sulla costruzione della moschea vicino a Ground Zero – che il presidente aveva difeso. Un tormentone che aveva preso il posto di quello ancora più ridicolo secondo cui Obama sarebbe ineleggibile perché nato non alle Hawaii ma proprio in Kenya. Il presidente era dovuto andare in tv per dire che lui è – figlio di un musulmano e di una cristiana laici e poi cresciuto nell’Indonesia islamica – è invece «cristiano convinto»: motivando la sua scelta con i concetti della salvezza e dell’amore reciproco. Adesso l’ingenua confessione di quell’amore di nonna rischia di creare altro imbarazzo. Anche perché ingenui non sono probabilmente stati i giornalisti di Al Watan che hanno intervistato l’anziana signora – 88 primavere sulle spalle – nei giorni del pellegrinaggio alla Mecca.
È la seconda volta che nonna Ogwell fa l’haji, il pellegrinaggio che ogni buon musulmano dovrebbe fare almeno una volta nella vita, scortata da quattro nipoti e dal figlio Saeed Hussein Obama, uno dei tanti zii di Barack. Ed è la seconda volta – altro elemento imbarazzante – che l’anziana signora lo fa a spese del governo saudita che la ospita.
Sarah Ogwell è la terza moglie di Onyango, quello delle formiche, il nonno di Barack che imparò a leggere e a scrivere inglese e portò la famiglia dal villaggio a Nairobi. Ma non è neppure la mamma naturale di Barack sr, il padre del presidente, che il patriarca ebbe invece dalla seconda moglie, scelta dopo avere ripudiato la prima perché sterile… D’accordo: se le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli, figuriamoci quelle delle nonne. Ma questa è l’America. E chissà  che succederà  ora che la notizia, lanciata dai media arabi ed europei, finirà  nel tritatutto dei radiopredicatori e degli urlatori tv alla Glenn Beck. Altro che formiche: questa volta lì son dolori veri.


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