La Fed puntella la sconfitta

La misura era attesa e si aspettava unicamente l’esito delle elezioni di mid-term. Il cui esito, in realtà , non ha modificato la decisione della Federal reserve (già  prevista) che si è assunta fino in fondo il compito di dare un nuovo stimolo all’economia statunitense. Semmai si doveva decidere la quantità  di questo liquidità  ma non si dubitava sulla sua necessità  e si preannunciava come unico possibile intervento considerato che, ormai da tempo, il tasso di interesse Usa è vicino allo zero e anche ieri è stato confermato a questo livello. Alla fine si è deciso per 600 miliardi di dollari (75 miliardi al mese fino a giugno) per cercare di stimolare la domanda. Bernanke e il Comitato monetario della Fed hanno ritenuto questa cifra sufficiente per un rilancio dell’economia. Questi soldi si aggiungono ai 1.750 miliardi di dollari già  pompati dal Fed nel sistema, in un recente passato. In attesa di una ripresa ancora anemica – la crescita tra luglio e settembre è stata solamente del 2% annualizzato – e, soprattutto, di una disoccupazione molto elevata ( 9,6%) dopo che era stato toccato un picco del 10,1%. La mancanza di lavoro ed il buco federale sono stati i cavalli di battaglia attraverso il quali il partito repubblicano e la sua ala più oltranzista, Tea Party, hanno ottenuto il successo nella consultazione di metà  mandato. Ora il presidente Obama deve fare in fretta, ad invertire la rotta, se non vuole perdere la carica presidenziale alla fine del 2012. La Casa Bianca e la Fed dovranno, inoltre, saper dimostrare che i 600 miliardi verranno utilizzati per la ripresa e non finiscano nelle mani della speculazione, come accadde in un triste precedente alla fine degli anni ’20. Da notare che questa nuova immissione di liquidità  tenderà  a deprimere il dollaro, spingendo a una rivalutazione delle yuan cinese e dello yen giapponese. Oltre che dell’euro. L’annuncio di Bernake è stato preceduto dalla dichiarazione del governatore della Banca centrale giapponese di «volere adottare una contromossa»; comprare dollari per sostenere lo yen. Occorrerà  aspettare per capire cosa verrà  deciso nell’incontro, oggi, della Banca centrale europea e, a seguire, cosa accadrà  – tra due settimane circa – nell’incontro di Seul del G20. Cina, Brasile ed India non sono così apertamente disponibili a rivalutare le loro monete per favorire l’export Usa e sono state manifestamente contrarie alla richiesta avanzata dal segretario al tesoro Tim Geithner di controllare i surplus commerciali a favore dei paesi più deboli. In questo caso gli Stati uniti che hanno una bilancia commerciale in rosso. Alcuni osservatori economici hanno suggerito a Geithner di non insistere in questa richiesta che fu tentata alla fine degli anni venti – quando il paese più forte era l’Inghilterra – ma non servì a salvare Londra dal suo declino. La Federal reserve con questa mossa tenta di salvare la poltrona a Obama ma deve auspicarsi quello che è accadde a precedenti presidenti Usa alcuni anni fa. Reagan, ad esempio, approfittò della seconda vittoria elettorale, quando la disoccupazione precipitò dall’10,8% del 1982 al 7,4% del 1984. Forse il capo della Casa Bianca spera in questa stessa cosa e cerca l’aiuto di Bernanke. Salvo che questa misura è anche molto contraddittoria perché uno stato che ha un deficit enorme, anziché controllarlo magari con aumenti mirati delle imposte, «stampa» nuovo moneta per ricomprarlo tramite la banca centrale. Così facendo con il rischio di alimentare l’inflazione. Gli effetti della Fed sul mercato sono stati per ora limitati e Wall street e il Nasdaq a due ora dalla chiusura erano ancora in negativo.


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