Somalia, due ragazze giustiziate in piazza

Un colpo sparato alle spalle sulla piazza cittadina davanti a un pubblico terrorizzato convocato a forza per assistere alla punizione esemplare. Sono morte così ieri in Somalia due ragazze accusate dai miliziani di al Shabaab di essere delle spie. L’esecuzione, la prima di questo genere anche per un paese devastato dalla violenza da oltre un ventennio come la Somalia, è avvenuta a Beledweyne, nel centro del paese, la zona controllata dall’organizzazione integralista nata in seguito alla sconfitta dell’Unione delle corte islamiche.
Ayan MJama, 18 anni, e Huriyo Ibrahim, 15 anni, secondo quanto ha raccontato un testimone all’agenzia Ap, «sono state fatte accovacciare per terra, con le mani legate sulla schiena, e alcuni uomini col il volto coperto hanno sparato alle loro spalle uccidendole». Subito dopo i giustizieri hanno gridato «non c’è altro dio che Allah». Prima di eseguire la sentenza, ha riferito un altro testimone, i miliziani hanno girato per le strade della città , ordinando a tutti i cittadini di assistere. «Queste donne erano nostri nemici – ha tagliato corto Sheikh Yusuf Ali Ugas, il comandante dei ribelli – e sono state arrestate la scorsa settimana con l’accusa di essere delle spie. Hanno confessato il loro crimine».
La verità  raccontata dalla zia di una delle due vittime a Radio Mogadiscio è un’altra. La nipote, ha spiegato la donna, «stava cercando di scappare dalla Somalia», ma una volta catturata non ha avuto la possibilità  di difendersi. I miliziani non hanno neppure avvisato i loro genitori di quanto stava accadendo. L’uccisione sommaria delle due ragazze è stata condannata dal governo di transizione somalo (Tfg). «Questa esecuzione dimostra ancora una volta un abuso dei diritti umani da parte di criminali. Uccidere dei giovani innocenti non può essere giustificato con la legge islamica», ha Abdirahman Omar Osman, ministro dell’Informazione, riferendosi al tentativo di al Shabaab di instaurare la regola coranica della sharia.
Intanto nel resto del paese si continua a combattere. Secondo quanto riferito da Radio Garowe, almeno 15 persone sono morte negli ultimi giorni nel corso di un offensiva lanciata contro i ribelli Shabaab dai militari del Governo di transizione a Rabdhure, nella regione di Bakol, al confine con l’Etiopia. Altri uccisioni si sarebbero verificate nella regione di Galguduud, dove combattenti non identificati hanno aperto il fuoco contro la gente che stavano uscendo da una moschea. La Somalia, ha denunciato Laura Boldrini, la portavoce dell’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, è «decisamente un’emergenza umanitaria e una delle più importanti e gravi emergenze umanitarie del Pianeta», perché «da troppi anni è lasciata al suo destino».


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