Processo a Big Pharma “Vendute medicine dannose” mega multa per la Glaxo

NEW YORK – Non accusatela di essere venale. Cheryl Eckard, prima di diventare la “gola profonda” di uno dei più grossi processi contro Big Pharma, aveva provato a riformarla da dentro, l’industria farmaceutica. Come direttrice responsabile dei controlli di qualità  nella filiale americana di GlaxoSmithKline, la Eckard aveva segnalato già  dal 2001 molte irregolarità  nella produzione dei farmaci. Di fronte alle sue insistenze, galeotta fu la reazione: anziché darle retta, nel 2003 la multinazionale inglese decise di licenziare la manager troppo zelante.
Mal gliene incolse. La Glaxo aveva sottovalutato le poderose tutele federali per i “whistle-blower” (letteralmente coloro che “suonano il fischietto”), cioè i dipendenti aziendali che segnalano frodi e truffe dei loro datori di lavoro. Grazie a quella legge, oggi la Eckard è una donna ricca. Molto ricca. 96 milioni di dollari, per la precisione, sono la “percentuale” che le spetta sulla maximulta inflitta alla Glaxo. La multinazionale ha patteggiato con il dipartimento di Giustizia, onde evitare un processo che poteva costarle ancora più caro. Ha accettato di pagare in tutto 750 milioni, fra multa e indennizzi. Questo il prezzo per non avere voluto ascoltare gli avvertimenti della Eckard.
Lei aveva individuato una “fabbrica maledetta”, a Portorico, da cui uscivano medicine di infima qualità . La lista dei prodotti è lunga. C’è l’anti-depressivo commercializzato negli Stati Uniti come Paxil, la pomata per bebè Bactroban, il medicinale per diabetici Avandia, il Coreg per malattie cardiovascolari, il Tagamet per le gastriti. Un elenco impressionante. Ma non sorprendente. La Glaxo è in buona compagnia: negli ultimi anni una escalation di condanne ha colpito i colossi dell’industria farmaceutica. Se Glaxo ha segnato il record per il pagamento alla sua “gola profonda”, il primato nella multa spetta a Pfizer: 2,3 miliardi di dollari di “criminal penalties” patteggiate nel settembre 2009 (per frodi su ben nove medicinali). Segue Ely Lilly con 1,4 miliardi di multe nel gennaio 2009. AstaZeneca ha dovuto sborsare 520 milioni nell’aprile di quest’anno. Bristol-Myers Squibb è stata castigata per 515 milioni.
«Abbiamo inflitto più sanzioni negli ultimi due anni che in tutta la storia precedente», afferma il procuratore federale Tony West, che ha preparato l’istruttoria per conto del dipartimento di Giustizia. Eppure la legge anti-frodi utilizzata contro Big Pharma esiste dai tempi della guerra di secessione: fu inaugurata dopo uno scandalo di forniture di carne putrida all’esercito dell’Unione. È una norma particolarmente severa contro chi froda lo Stato, e si applica all’industria farmaceutica perché gran parte dei suoi prodotti vengono rimborsati dal sistema sanitario nazionale (Medicare e Medicaid).
Ma la ragione dell’escalation di sanzioni a Big Pharma negli ultimissimi anni va cercata altrove. Da una parte c’è la legge federale a protezione dei “whistle-blowers” che sta dimostrando un’efficacia crescente: è un potente incentivo al pentitismo, per chi dall’interno di un’impresa assiste a comportamenti criminali. I tribunali riconoscono indennizzi sempre più elevati per queste “gole profonde”, e quindi il gioco vale la candela. Tanto più da quando è in carica l’Amministrazione Obama: è appunto nell’ultimo biennio che il dipartimento di Giustizia ha intensificato la sua azione contro le frodi industriali. Lo riconosce una ong indipendente, Taxpayers Against Fraud, il cui direttore Patrick Burns ha applaudito «l’impegno del dipartimento di Giustizia contro i reati delle imprese». Più di tre miliardi di dollari recuperati in un solo anno.
Ma un contributo decisivo lo dà  lo stesso comportamento delle aziende. Con la recessione, Big Pharma ha licenziato migliaia di dipendenti, inclusi tanti manager e ricercatori. Si è spezzato così un legame di fedeltà , e la precarietà  del lavoro ha reso meno disciplinati gli stessi dirigenti. L’omertà  poteva essere la regola finché dava sicurezza. Adesso tanto vale mettersi a posto la coscienza, visto che del domani non v’è certezza.
«Non avrei mai voluto arrivare fino a questo punto», ha dichiarato Cheryl Eckard dopo il verdetto del tribunale in suo favore, «ma i miei ripetuti avvertimenti sono stati ignorati, hanno preferito licenziarmi anziché tutelare la salute dei pazienti».


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