L’utile del Lingotto trainato dai trattori

«Miracolo» al Lingotto: il bilancio del terzo trimestre della Fiat si è chiuso con un utile netto di 190 milioni (165 lo scorso anno) e un utile della gestione ordinaria di 586 milioni, poco meno del doppio del risultato (308 milioni) dello stesso trimestre del 2009. Il «miracolo» deriva da un utile maggiore delle attese, nonostante un forte calo (-15,7%) delle vendite di autovetture.
«Sono dati positivi: dovremmo avere un’abbondanza di dati come questi per capire che stiamo uscendo dalla crisi», ha commentato Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl. In realtà  – utile a parte – c’è poco di positivo: la Fiat non sta investendo, non ha pagato il premio di produttività  (600 euro a lavoratore lo scorso anno) e sta perdendo forti quote di mercato, senza che all’orizzonte ci sia alcuna inversione di tendenza e con la cassa integrazione che falcia il reddito di migliaia di lavoratori. In ogni caso Piazza Affari ha gradito (anche perché la società  ha annunciato una revisione al rialzo dei target annuali) e i titoli Fiat hanno messo a segno un rialzo di oltre il 4%.
Il miglioramento dei conti Fiat deriva in particolare dal traino delle vendite particolarmente positive per la Iveco, Componenti e sistemi di produzione e, soprattutto, a Cnh, cioè i trattori e le macchine per le costruzioni che hanno registrato l’incremento più significativi: +31,9% a 3 miliardi di euro. I veicoli industriali hanno invece registrato una crescita dei ricavi del 15,3% toccando i due miliardi. Anche il settore auto ha registrato un lieve aumento (1,3%) grazie ai maggiori volumi di vendita dei veicoli commerciali leggeri, alle buone vendite in Brasile, a quelle della Ferrari e della Maserati, ma grazie anche a un impatto positivo dei cambi.
L’indebitamento netto industriale è aumentato di 0,3 miliardi e la liquidità  del gruppo a fine settembre era pari a 12,9 miliardi, in diminuzione di 600 milioni rispetto al 30 giugno scorso, «principalmente – ha spiegato il Cda – per effetto del rimborso anticipato di un prestito obbligazionario di Cnh di 0,5 miliardi di dollari (scadenza originaria nel 2014)». Nei nove mesi i ricavi del gruppo sono saliti del 13% a 41,2 miliardi (+7,7% a cambi costanti). L’utile della gestione ordinaria è cresciuto a 1,589 miliardi (3,9% margine sui ricavi) da 570 milioni un anno prima (margine all’1,6%) grazie «ai maggiori volumi e alla costante attenzione al contenimento dei costi e alle efficienze industriali». L’utile operativo è salito a 1,566 miliardi, dai 296 milioni dello stesso periodo del 2009 e l’utile netto è pari a 282 milioni rispetto al «rosso» di 565 milioni un anno prima. L’indebitamento netto industriale si è ridotto di 400 milioni rispetto all’inizio dell’esercizio «grazie alla positiva performance operativa di tutti i business» ha spiegato il Lingotto. E Marchionne ha aggiunto che il debiti industriale – un po’ meno di 4 miliardi – è «una cifra con cui si può convivere che dovrebbe essere mantenuta fino alla fine di quest’anno».
Nel corso della conferenza stampa, Marchionne ha parlato anche della Chrysler, affermando che «sarà  molto improbabile non rivedere al rialzo i target 2010» della casa americana gestita da Fiat. L’amministratore delegato ha ribadito che «entro il 2011 si verificheranno le condizioni» che permetteranno a Fiat di salire al 35% nel capitale della casa americana. Fiat «non potrà  comunque esercitare l’opzione di superare il 50% di Chrysler fino a quando non sarà  rimborsato il debito verso il Governo Usa e fino a quando non sarà  chiara la tempistica della Ipo di Chrysler», cioè dell’offerta iniziale per il ricollocamento del titolo in Borsa. Per quanto riguarda le prospettive, Marchionne ha detto che l’accordo tra la Fiat e cinesi della Saic «procede bene e stiamo parlando con loro anche per aiutarli quanto a un possibile trasferimento di tecnologia degli autobus. Per allargare il perimetro di alleanze di Iveco, comunque, Saic è un’opzione, ma non l’unica». Poi ha previsto una flessione «a due cifre» del mercato dell’auto in Europa occidentale nel quarto trimestre, un andamento trainato principalmente dalla caduta del mercato italiano, stimata a circa il 30%. Marchionne però ha garantito che il gruppo «può vivere con il processo di de-incentivazione del mercato» a seguito dell’esaurirsi del programma di incentivi all’auto in Italia e in Europa. Sul fronte del lavoro, Pomigliano in testa, Marchionne ha insistito «sulla piena governabilità » di tutti gli impianti del gruppo. «Dobbiamo avere garantito il diritto e la capacità  di gestire un impianto.


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