«Fedeltà  allo Stato ebraico»? No arabo alla legge Lieberman

«Siamo di fronte a una pesante violazione della libertà  d’espressione – aggiunge Feller -: uno Stato che impone ideologie e controlla le opinioni dei suoi cittadini non è una democrazia».
«Giuro di rispettare le leggi e i principi dello Stato di Israele in quanto Stato ebraico e democratico». È la formula che dovranno sottoscrivere i non-ebrei che richiederanno la cittadinanza o la residenza in Israele. È già  pronto un decreto legge che andrà  al primo voto domani. A luglio Netanyahu, davanti alle polemiche provocate dalle proposte di Lieberman – fautore accanito del «trasferimento» della popolazione araba israeliana al futuro Stato di Palestina – propose una formula leggermente diversa di giuramento di fedeltà  a Israele «quale Stato del popolo ebraico che garantisce piena uguaglianza a tutti i suoi cittadini». Ma gli emendamenti approvati mercoledì riportano la versione originaria.
«È pazzesco, sarebbe come chiedere ai nuovi americani di giurare fedeltà  agli Stati Uniti in quanto Stato degli anglosassoni bianchi e protestanti» ha commentato qualche settimana fa il pacifista Uri Avneri. Lieberman ha vinto su di un tema al centro della sua campagna elettorale. Ora il ministro degli esteri, in cambio dell’ok alla sua norma, appoggerà  una estensione della limitata moratoria sulle nuove costruzioni nelle colonie israeliane scaduta il 26 settembre.
Gli emendamenti alla legge sono studiati per gli stranieri che sposano un cittadino israeliano e poi richiedono la cittadinanza o la residenza in base alla riunificazione familiare. In particolare però mira a impedire che, dopo il matrimonio, i palestinesi possano richiedere la cittadinanza. Dichiararsi fedele a Israele come «Stato del popolo ebraico», quindi ai principi del sionismo, è inaccettabile per la quasi totalità  dei palestinesi. A questo punto è scontato che un simile giuramento verrà  chiesto anche agli arabi israeliani eletti alla Knesset. I rappresentanti della minoranza araba israeliana si preparano a scrivere al Quartetto per il Medio Oriente (Usa, Onu, Russia e Ue) per chiedere la condanna aperta della nuova legge. «Questi emendamenti sono di stampo fascista» ha protestato la parlamentare araba Hanin Zoabi (Balad).
Il riconoscimento ufficiale da parte dell’Anp dello «Stato del popolo ebraico», peraltro è una delle richieste centrali presentate da Netanyahu ad Abu Mazen ma le trattative potrebbero interrompersi già  nei prossimi giorni. Oggi la Lega Araba riunita in Libia si esprimerà  sull’estensione della moratoria sulle colonie israeliane nella Cisgiordania palestinese. Gli Stati Uniti premono sui regimi arabi alleati affinché obblighino Abu Mazen a proseguire il negoziato mentre gli insediamenti colonici vengono allargati. E le pressioni hanno ottenuto risultati immediati. «I capi di stato arabi non diranno al presidente Abu Mazen cosa fare nell’ambito delle trattative con Israele», ha annunciato il segretario generale della Lega Araba, Amr Musa. Lasciato solo Abu Mazen fa sapere che darà  le dimissioni se continueranno le costruzioni nelle colonie. Ma ormai nessuno gli crede più.


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