De Benedetti: “Il network Tlc più urgente delle autostrade”

CAPRI – Una società  della rete in fibra che metta insieme l’infrastruttura Telecom Italia, il governo e gli altri operatori telefonici finirebbe come la nave svedese Wasa, «che affondò dopo il varo perché troppo pesante in cima rispetto al baricentro». Questa l’opinione del presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, che invita a «non fare costruzioni barocche che non si reggono». Commentando le dichiarazioni rese giovedì dal presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà  a margine dell’incontro organizzato da Between a Capri, Calabrò ha spiegato: «Telecom dovrebbe conferire la rete, ma se non vuole non può essere costretta, per almeno dieci buoni motivi, il primo dei quali è la mancanza di soldi per espropriarla». Per Calabrò bisogna operare in modo diverso nelle tre aree individuate dalla Ue: «nelle aree ad alta densità  di traffico può operare il mercato»; in quelle a media «si dovrebbe realizzare una sola rete, anche perché è la conditio sine qua non per la partecipazione della Cdp»; infine nelle aree a bassa densità  «lo stato deve scucire, non c’è alternativa».
Secondo Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale L’Espresso, per costruire la nuova rete in fibra «serve un colossale investimento, perché le autostrade dell’informazione sono più importanti di quelle fisiche». Solo che «lo Stato non ha soldi» e le aziende telefoniche nemmeno, dato che «le hanno indebolite comprandole». Per De Benedetti la soluzione potrebbe quindi essere trovata nella fiscalità  generale, o in una fiscalità  specifica, come è stato fatto con il Cip6 nell’ambito energetico. Il presidente di Mediaset è invece tra coloro che spingono per l’intervento del governo. «Quello per la costruzione delle reti avanzate – ha detto ieri Fedele Confalonieri – è un investimento strategico che deve avere nell’impulso della politica di governo il driver più forte perché l’infrastruttura è necessaria per lo sviluppo economico del Paese e per la competitività  delle imprese, soprattutto medio-piccole». Confalonieri ha poi auspicato che la gara per le frequenze della banda larga non pregiudichi le tv.


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