Corruzione, la Camera salva Lunardi negata l’autorizzazione a procedere

ROMA – La Camera respinge anche con i voti dei finiani (ma non tutti, dieci erano assenti), la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. Lunardi, oggi deputato pdl, è indagato nell’ambito dell’inchiesta G8 per corruzione insieme all’arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, con l’accusa di aver acquistato nel 2004 ad un prezzo di favore da Propaganda Fide un intero palazzo di cinque piani in via dei Prefetti a Roma in cambio del finanziamento pubblico di 2 milioni e mezzo di euro erogato all’ente religioso per la ristrutturazione di un immobile a piazza di Spagna.
Ma al Tribunale dei Ministri di Perugia che aveva chiesto di processare l’ex ministro non è stato dato un no definitivo. Al momento, spiega Giuseppe Consolo, relatore di maggioranza in Giunta delle autorizzazioni, la Camera non ha potuto pronunciarsi in quanto il Tribunale non ha inviato anche gli atti relativi al cardinale Sepe «concorrente al reato di corruzione». Nel momento in cui arriverà  la documentazione richiesta, ci sarà  un nuovo pronunciamento di Montecitorio.
Ma su questo voto è scontro in Aula. I finiani, come spiega il futurista Nino Lo Presti, dicono di «non aver voluto salvare Lunardi, ma di aver solo rinviato la questione». L’opposizione però non si fida e teme che alla fine la maggioranza toglierà  Lunardi dai guai. «È un brutto giorno per la giustizia», si indigna la democratica Donatella Ferranti, secondo la quale la maggioranza «vuole bloccare tutta l’indagine». Protesta anche l’Idv: «Quella della Camera – dice il capogruppo Massimo Donadi – è ormai l’aula delle impunità ».


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