Cile, scatta l’operazione libertà  la lunga notte dei minatori-eroi

miniera san josÈ (cile) – L’operazione salvataggio dei 33 minatori in trappola da oltre due mesi nella miniera del deserto dell’Atacama in Cile ha preso il via quando in Italia erano da poco passate le 23. Una lunga notte e un lunghissimo giorno, quello di oggi, visto che il recupero potrebbe durare tra le 36 e le 40 ore. I primi a essere attesi in superficie sono il cileno Florencio Avalos, 31 anni, seguito dal boliviano Carlos Mamani, di 23 anni.
All’esterno, sul pozzo che scende fino a 622 metri sottoterra, il presidente del Cile, Sebastian Pi¤era, non ha voluto perdersi neppure un momento e, soprattutto non si è perso il prime-time dei Tg delle tv locali, cosa che ha costretto i tecnici ad anticipare di alcune ore i tempi previsti per l’inizio delle operazioni con la discesa nella capsula-ascensore dei due militari volontari, un medico ed un tecnico, che rimarranno nella miniera finché l’ultimo minatore, Luis Urzua, non avrà  raggiunto la superficie.
«Ho sofferto troppo e non voglio soffrire più», ha scritto nell’ultima lettera alla cognata Jimmy Sanchez, 19 anni, il più giovane del gruppo. «Spero che quando toccherà  a me risalire, tutto vada bene. Sono molto nervoso ed ho paura che quando mi chiameranno per entrare nella capsula inizierò a tremare». Le ultime ore trascorse dai minatori nelle profondità  del cerro San José sono state forse le più difficili da quando, il 22 agosto scorso, vennero raggiunti da una sonda e riuscirono ad inviare il famoso messaggio che li resuscitava: «Stiamo tutti bene qui nel rifugio, los 33». L’attesa stressa. Mentre facevano le prove con la capsula-ascensore vuota, gli uomini dell’équipe di recupero hanno temuto che qualche minatore avrebbe potuto attaccarsi all’estremità  per risalire insieme a «Fenix». Per questo l’hanno sempre fermata molto prima dei 622 metri evitando che uscisse dal buco sul soffitto del rifugio. Per evitare problemi i medici hanno anche somministrato alcune dosi di calmanti ai minatori. Nel corso di tutto il processo di salvataggio i tecnici cileni e le autorità  sanitarie hanno utilizzato manuali della Nasa, compresa la dieta cui hanno sottoposto i 33 uomini intrappolati nella miniera. E adesso sperano che quest’ultima fase scivoli via senza problemi.
Jaime Ma¤alich, il ministro della Sanità , pensa che i rischi saranno comunque lievi. Nel corso della risalita, che durerà  circa quindici minuti, per la differenza di pressione «può succedere che gli si tappino le orecchie, che diminuisca bruscamente la pressione del sangue» e qualcuno potrebbe anche svenire.
L’ultimo giorno Raul Bustos ha inviato con un chip di memoria alla moglie, Carolina Narvaez, fotografie scattate nella miniera, ed un breve video, che lei ha mostrato solo agli altri parenti e ad alcuni giornalisti che considera amici. E’ una sorta di addio alla miniera dove Raul raccoglie tutte le immagini che non vuole dimenticare. I colleghi con i quali ha trascorso più tempo, la piccola sala con un tavolo dove si riunivano, la galleria, cinque metri per cinque, che scende lungo un paio di chilometri nelle viscere della montagna, una pozza d’acqua. Nelle ultime ore altri minatori hanno usato per l’ultima volta le sonde, “las palomas” che trasportano i loro messaggi in superficie, per inviare gli oggetti che vogliono conservare. Un pezzetto di pietra con le vene di rame, il maglione che avevano addosso quando rimasero intrappolati per il crollo, le lettere che hanno ricevuto, fotografie. E’ come se una parte di loro dovesse rimanere per sempre lì, dentro la montagna.
Le condizioni generali dei minatori, nervosismo a parte, sono abbastanza buone nonostante il caldo e la forte umidità . Qualcuno ha il diabete, altri problemi di respirazione ed escoriazioni.
Hanno anche compilato una loro lista sull’ordine di uscita ma i responsabili dell’operazione soccorso non l’hanno accettata, causando qualche malumore fra i 33 che, dopo lunghe discussioni, avevano raggiunto un accordo. I medici sono preoccupati dal contatto con la luce del sole e, per questo, oltre agli occhiali scurissimi che ognuno dei minatori dovrà  indossare, sono state oscurate anche le finestre dell’ospedale da campo e dell’ospedale di Copiapò dove saranno ricoverati poco tempo dopo il recupero. Nella cittadini, che si trova a circa 50 km dalla miniera di San José, e dove vivono la maggior parte delle famiglie dei 32 minatori cileni ieri si faceva già  festa. Le auto passano suonando il clacson e dall’interno sventolano le bandierine del Cile. Insieme alle duemila persone che popolano l’accampamento Esperanza nei pressi della miniera, altre trentamila persone si preparano a salutare i minatori che in queste ore ritornano alla vita.


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