Chà¡vez si lancia sul nucleare

Il presidente venezuelano Hugo Chà¡vez ha aperto venerdì un nuovo fronte, annunciando da Mosca, dove si trovava in visita ufficiale, di aver firmato un accordo con il suo omologo russo Dmitry Medvedev per la costruzione di una centrale nucleare in Venezuela. Non è stato ancora specificato dove i russi costruiranno la centrale né quando cominceranno i lavori. Si sa che sarà  dotata di due reattori da 1200 megawat ciascuno. «Il Venezuela è entrato sulla strada dell’energia nucleare – ha affermato Chà¡vez -. E’ inutile dirlo, ma lo dico: ovviamente con fini pacifici», «ci sarà  qualcuno che dirà  che vogliamo costruire una bomba atomica: no, non faremo bombe atomiche». Anche Medvedev era cosciente che la notizia avrebbe provocato reazioni vivaci: «Non so se ci sarà  qualcuno che si metterà  a tremare, io voglio sottolineare che le nostre intenzioni sono assolutamente limpide e aperte. Noi russi vediamo la sfera nucleare come una delle vie prioritarie allo sviluppo». Tanto che hanno venduto o stanno vendendo o venderanno centrali atomiche a mezzo mondo. Non solo alla Cina, alla Turchia, all’India, alla Repubblica ceca, ma ai «problematici» Iran e, ora, Venezuela. Purtroppo, sembra che anche i governi di sinistra o progressisti dell’America latina, la vedono allo stesso modo sullo sviluppo del nucleare.
Le reazioni già  sono cominciate ad arrivare. E le principali o più ascoltate non sono quelle degli ambientalisti e no-nuke sparsi per il mondo. «Vigileremo, molto, molto da vicino» questa faccenda, ha subito detto il portavoce del dipartimento di stato Usa Philip Crowley, ricordando maliziosamente l’ovvio: che Russia e Venezuela dovranno rispettare le norme dell Aiea (quella che solo Israele, con l’appoggio Usa, può permettersi di non rispettare) che però garantisce il diritto di ogni paese a sviluppare l’energia atomica con scopi pacifici. Oltrertutto sia Russia sia Venezuela hanno firmato il Trattato di non proliferazione nucleare (al contrario, ancora una volta di Israele, e dei paesi amici degli Usa quali India e Pakistan, entrambi dotati non solo di centrali atomiche ma anche di bombe atomiche). Dal ’67 è in vigore il Trattato di Tlatelolco che interdice le armi nucleari nell’America latina e nei Caraibi.
Ieri, da Minsk, seconda tappa della tournée internazionale di Chà¡vez che riserverà  altre sorprese e altre reazioni (oltre a Russia e Bielorussia, Iran, Siria, Libia e Portogallo), il minstro degli esteri venezuelano Nicolà¡s Maduro ha definito «insolente» la reazione americana, dal momendo che gli Stati uniti «sono l’unico paese al mondo che usato l’energia nucleare per distruggere altri paesi nel mondo».
L’entrata del Venezuela sulla strada del nucleare civile a rigore non è una novità . Il paese è ancora estremamente dipendente, nonostante tutto, dall’export di petrolio ed è stato colpito l’anno scorso da continui black-out dovuti alla siccità  e all’inefficienza. Di qui la scelta di lanciarsi sul nucleare civile per generare elettricità . Una scelta discutibile e che a molti (come noi, per quel che conta) non piace ma che rientra nel pieno diritto del Venezuela come dell’Iran. «Svilipperemo l’energia atomica e niente ce lo impedirà . Siamo liberi, sovrani e indipendenti», ha detto Chà¡vez a Mosca.
D’altra parte la corsa al nucleare civile (purtroppo) è ripresa di gran lena in tutta l’America latina (scheda), che basa la sua produzione d’energia, finora, quasi esclusivamente sulle centrali idroelettriche e sui combustibili fossili quali petrolio e gas (che prima o poi finiranno e in ogni caso inquinano anche loro).
Naturalmente i giudizi e le reazioni cambiano se sul nucleare civile si lancia gente come Chavez o Ahmadinejad o gente «rispettabile» come il cileno Pià±era. Quindi suona un po’ ridicolo che la stampa di mezzo mondo definisca la scelta di Chà¡vez «stravagante». Un aggettivo che in realtà  vuol dire «sospetta».
Venezuela e Russia, nell’ambito di una cooperazione (militare ma non solo) «strategica», dal 2004 hanno stretto i rapporti bilaterali. Il petrolio dell’Orinoco, l’ammodernamento dell’arsenale militare venezuelano (per 4 miliardi di dollari), ora il nucleare.


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