Caso Franceschi, la madre scrive a Carla Bruni

NIZZA – Ha riflettuto a lungo Cira Antignano poi, ieri pomeriggio, ha deciso di scrivere, tramite “Repubblica”, un’accorata lettera a Carla Bruni, moglie del presidente Sarkozy e «première dame de France». Poche righe, con l’aiuto del suo avvocato Maria Grazia Menozzi, con cui racconta lo strazio di una madre che dopo aver saputo che il figlio era morto misteriosamente in una cella del carcere di Grasse, dove era detenuto in attesa del processo, s’è vista riportare in Italia un cadavere massacrato e in avanzato stato di decomposizione. Lo stato in cui sono stati rimpatriati i resti di Daniele Franceschi non solo ha sollevato le perplessità  dei medici legali italiani, che non hanno capito il motivo di certe amputazioni, ma ha suscitato anche l’indignazione il ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha annunciato di avere incaricato gli uffici competenti della Farnesina di svolgere, in accordo con il console generale di Nizza, Agostino Chiesa Alciator, indagini appropriate sulla vicenda. In realtà  il consolato di Nizza ha già  in parte appurato che cosa è avvenuto. Il giudice Sandrine André ha sì precisato con un’ordinanza che il corpo di Franceschi doveva essere conservato a una certa temperatura per evitarne la decomposizione, ma il commissariato di Grasse non ha mai comunicato quest’ordine all’istituto di medicina legale dell’ospedale Pasteur. L’inchiesta della magistratura francese, anche se con lentezza, comunque continua. Le ipotesi di reato per ora spaziano dall’omissione di soccorso alla colpa professionale.
L’avvocato Francoise Gonzales, che assiste la famiglia Franceschi in Francia, ha appena avuto i risultati dell’esame sul defibrillatore usato dagli infermieri del carcere per soccorrere il giovane. «È stato usato sei volte tra le 17 e le 18 – spiega il legale – ciò significa che Daniele era vivo e non morto come detto in un primo momento». E Gilles Gurado, il pompiere che era detenuto nella cella accanto a quella di Daniele ed ha compilato una specie di diario di quella giornata, sottolinea: «Sono stato in cella a Grasse dal 30 gennaio al 9 settembre. I sorveglianti se ne fregano dei detenuti. Se chiedi una visita perché ti senti male puoi aspettare anche un mese».

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La lettera  “Giustizia per il mio Daniele non era un delinquente”

Gentilissima Signora Carla Bruni,
mi chiamo Cira Antignano e sono la mamma di Daniele Franceschi, il ragazzo italiano morto ad agosto nel carcere di Grasse. Le scrivo il giorno dopo il rientro di mio figlio in Italia, un rientro per il quale ho dovuto lottare tanto, per rivolgerle un accorato appello affinché voglia intervenire per fare chiarezza sulla sua morte. Daniele era stato arrestato nel febbraio scorso con l’accusa di avere usato una carta di credito falsa al Casinò di Cannes. Certo, mio figlio non era un santo, ma mi creda, neppure un delinquente.
Il dolore per la morte di un figlio solo chi è madre lo può comprendere, ma ancor più grande è il dolore nel non potere al proprio figlio dare una sepoltura dignitosa. Daniele è rientrato ieri in Italia privo dei suoi organi; mi verranno restituiti, forse, a fine dicembre. Non mi sarà  possibile dargli l’ultimo saluto: il suo corpo è in fase avanzata di decomposizione perché, per 51 giorni, non è stato tenuto alla temperatura di -22 gradi. Daniele mi scriveva tutti i giorni e in moltissime occasioni mi ha detto che veniva maltrattato, che non veniva curato quando stava male e che i detenuti italiani non sono ben visti dagli agenti del carcere. Due giorni fa, dopo essermi recata all’ospedale Pasteur di Nizza per cercare di vedere Daniele e dopo essermi sentita dire che le condizioni del suo corpo erano tali da non consentirne la visione, ho preso la decisione di andare davanti al carcere di Grasse per protestare. Sono stata ammanettata, aggredita e portata come una delinquente al commissariato di Grasse, con tanto di contusione alle costole. Mi chiedo, ora, e Le chiedo: se una mamma di 66 anni viene trattata come me, che trattamento avranno riservato a mio figlio in quel carcere?
Cira Antignano


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