Tesoro: il debito salirà  fino al 119% Pil ridimensionato nel 2011: più 1,3%

ROMA – Meno crescita, più debito, deficit stabile. Sono queste le nuove stime per il prossimo anno prodotte dal governo che ieri ha presentato la nuova «Decisione di finanza pubblica», la cornice macroeconomica dei conti dello Stato che ha preso il posto, con la riforma del bilancio, del vecchio Dpef (il Documento di programmazione economica e finanziaria).
Il quadro del prossimo anno sul quale dovrà  essere costruita la Finanziaria (il cui compito è stato tuttavia in buona parte assolto dal «decretone» biennale dell’estate) prevede un taglio della crescita del Pil all’1,3 per cento contro le previsioni del maggio scorso che ancora contavano sull’1,5 per cento. In salita anche il debito pubblico che il prossimo anno toccherà  il record del 119,2 per cento per poi tornare a scendere nel 2012. Stabile invece la previsione del deficit-Pil che resterà  al 3,9 per cento, dopo la disastrosa performance di quest’anno quando ha toccato il 5 per cento. Il debito del 2010 è registrato invece in leggero rialzo a quota 118,5 per cento (contro il 118,4): un dato di preoccupazione in più viste le nuove stringenti regole al riguardo che si stanno studiando in sede Europea.
Va meglio invece la crescita per il 2010: il Pil, che a maggio in sede di Ruef era stimato all’1 per cento, ora sale all’1,2 per cento. Una cifra che supera di poco la recente stima della Ue, che ha calcolato la crescita all’1,1 per cento, e di qualche decimale l’Fmi che a settembre ha limitato l’incremento previsto per l’Italia allo 0,9 per cento. «Ripresa moderata», come ha certificato Bruxelles ma decisamente inferiore ai due maggiori partner europei: la Germania, trascinata dalle esportazioni, viaggia quest’anno verso un Pil al 3,4 per cento mentre la Francia, dove pesa di più la domanda pubblica, sembra avviata verso l’1,6 per cento. Sempre secondo le stime dell’Unione europea la media dell’Eurozona toccherà  l’1,7 per cento. Per tornare a livelli di crescita perlomeno accettabili – secondo le previsioni del governo – l’Italia dovrà  attendere il 2012 quando il Pil risalirà  al 2 per cento.
A testimonianza della difficile situazione economica, che porta sulle spalle la crisi internazionale, ma anche l’assenza di misure di contrasto in termini di interventi di rilancio (da 149 giorni manca il ministro dello Sviluppo economico), giungono anche i dati sulla disoccupazione forniti dalla Dfp: i senza-lavoro saranno l’8,7 per cento (dal 7,8 del 2009) e si manterranno su questo tasso anche nel 2011.
Non si allevia la pressione del fisco: in rapporto al Pil dopo aver raggiunto il picco del 2009, pari al 43,2 per cento, quest’anno dovrebbe scendere, come già  previsto, a quota 42,8 per cento per arrivare al 42,4 nel 2013, a fine legislatura.


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