“Mokbel era in contatto con i servizi”

ROMA – Mokbel e i suoi rapporti con i servizi. In particolare con Marco Mancini, lo 007 noto alle cronache per il caso Abu Omar e per Telecom Sismi. E poi Silvio Scaglia, «che sapeva tutto della mega truffa da due miliardi di euro, aveva dato il suo ok all’operazione». Infine, una quota del plusvalore prodotto da Digint che era destinata ai vertici di Finmeccanica. Sono molti i particolari che escono dalle carte depositate nei giorni scorsi in vista del processo che inizierà  il prossimo 2 novembre davanti alla IV sezione penale del Tribunale di Roma per 37 indagati dell’inchiesta Fastweb-Telecom Italia Sparkle. Verbali in cui l’ex senatore Nicola Di Girolamo parla dell’ex “collega” faccendiere, in cui Bruno Zito, dirigente Fastweb, spiega la posizione del suo ex amministratore delegato e in cui Marco Toseroni dice di aver saputo che il plusvalore che Digint avrebbe prodotto con i contratti finti era destinata a Lorenzo Cola e ai vertici del gruppo di piazza Montegrappa.
Partiamo da Mokbel. Meglio, dalla descrizione che ne fa l’ex parlamentare anche lui arrestato per questa indagine. Il 10 agosto Di Girolamo, risponde alle domande dei pm nel carcere di Regina Coeli e spiega nel dettaglio i rapporti dell’imprenditore con i servizi. «Fu Mokbel a presentarmi il colonnello Seno. In una occasione mi ha invitato ad un pranzo al circolo Antico Tiro a Volo per presentarmi, come suo amico, Marco Mancini, insieme a Seno e all’avvocato di Mancini. Il pranzo fu organizzato allo scopo di chiedermi un intervento come parlamentare per appoggiare in vario modo la posizione del Mancini, allora sottoposto a Milano a un processo penale».
Un idillio, quello tra Mokbel e Di Girolamo che, però, a un certo punto si è rotto. Il 23 marzo l’ex senatore mette a verbale le seguenti parole. «Mokbel nei miei confronti è stato minaccioso e intimidatorio fino ad arrivare quasi sul punto di aggredirmi. Ricordo che nell’ultimo periodo, all’Antico circolo del tiro al volo, mi ha aggredito colpendomi con tre o quattro pugni al torace. Spesso ero minacciato anche di conseguenze nei confronti dei miei familiari e in particolare dei miei figli. Mokbel si arrabbiava perché, a suo dire, mi ero scollato dal suo entourage e avevo iniziato a rivendicare una mia autonomia. Mi veniva rimproverato di non “occuparmi” del gruppo».
Guai in vista, almeno stando alle carte dell’inchiesta, anche per l’ex amministratore delegato di Fastweb, Silvio Scaglia che, in questi mesi, ha sempre detto di non sapere nulla della frode al fisco. L’ex responsabile grandi aziende di Fastweb, Bruno Zito, ricostruisce l’origine dell’operazione: «Non conoscevo Carlo Focarelli (mente della truffa secondo l’accusa, ndr), l’ho conosciuto perché il mio amministratore delegato (Scaglia, ndr) mi ha detto che dovevamo fare questa operazione commerciale con Focarelli, come poi abbiamo fatto. Il mio ruolo era da project manager. Non avevo realizzato che si potesse trattare di un’operazione fraudolenta».
Da Fastweb a Finmeccanica. L’inchiesta sul colosso degli armamenti, infatti, su cui la procura è ancora al lavoro, è stata stralciata proprio da questo fascicolo. Il raccordo sarebbe l’affare Digint, società  controllata al 51 per cento da Finmeccanica e al 49 da Mokbel e i suoi. Marco Toseroni, collaboratore dell’imprenditore romano, il 7 giugno dice ai magistrati: «Di Girolamo mi disse che l’eventuale plusvalore che Mokbel inizialmente prospettava in 10 volte l’ammontare investito, sarebbe stato diviso, nella parte riguardante Cola tra lui e i vertici di Finmeccanica». Ieri i magistrati hanno interrogato Massimo Massoli, gestore delle gioiellerie di Mokbel: a casa sua, i carabinieri del Ros hanno trovato alcuni diamanti.


Related Articles

Salari inchiodati e prezzi volanti

La metà  dei contribuenti dichiara meno di 15mila euro. Un dipendente arriva a 19.810, gli imprenditori a 18.170. E intanto energia e spese volano L’Istat conferma che sale lo «spread» tra stipendi e inflazione, mai così alto dal 1995.

“Addio Maria, ma ora basta morti alla Fiat”

Fiat Pomigliano. Il suicidio di una cassintegrata. Nel 2011 due suoi colleghi si erano tolti la vita: per loro la lavoratrice aveva scritto su un blog

Reato di Solidarietà. «Solidarietà a chi sciopera», due ragazze multate a Prato

Anche due 18enni sanzionate per aver manifestato con gli operai sfruttati in lotta da mesi. Applicata la norma del decreto Sicurezza: 4 mila euro per «blocco alla circolazione»

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment