P3, il faro dei pm su Dell’Utri rischia l’accusa di ricettazione

ROMA – P3, Dell’Utri rischia l’accusa di ricettazione. Riparte l’attività  istruttoria sulla loggia segreta, il pm Giancarlo Capaldo, ufficialmente in ferie, di fatto negli ultimi giorni ha lavorato sotto traccia svolgendo una serie di interrogatori, ieri quello dell’imprenditore sardo Flavio Carboni. Il procuratore aggiunto tirerà  le somme intorno alla metà  di settembre, quando deciderà  altre iscrizioni (il governatore Formigoni è in pole position) e formalizzerà  nuove accuse contro Dell’Utri e il coordinatore del Pdl, Denis Verdini. Le decisioni della procura saranno ancorate al rapporto che si attende dalla guardia di finanza su una serie di operazioni finanziare svolte da Carboni e transitate per il Credito fiorentino durante la presidenza di Verdini. Che sia circolato denaro sporco lo si deduce dalle attuali valutazioni del magistrato, che è al lavoro anche sul terzo terminale della P3, Dell’Utri.
Se Verdini rischia il riciclaggio, Dell’Utri appunto la ricettazione. Il dato emerge da nuovi elementi dell’istruttoria. Il senatore che nei giorni scorsi è stato bersaglio di contestazioni ad un dibattito pubblico, fin’ora è stato l’unico – convocato in procura – ad avvalersi della facoltà  di non rispondere.
Flavio Carboni che, ieri nel nuovo interrogatorio in carcere, ha risposto per quattro ore sulla P3, quando si è cominciato a parlare di soldi, versamenti e operazioni finanziarie sui conti di Verdini, ha chiesto di interrompere per mal di cuore. L’imprenditore sardo, sotto accusa pure per gli appalti dell’eolico in Sardegna, ha negato «l’esistenza di un comitato d’affari che avrebbe condizionato l’attività  di organi costituzionali». I suoi avvocati, Renato Borzone e Anselmo De Cataldo, hanno sottolineato che non ci fu alcuna iniziativa finalizzata a orientare i giudici della Consulta sulla legittimità  del Lodo Alfano. Il pm ha insistito sul famoso pranzo a casa di Verdini del settembre 2009. «Fu dedicato al tema della candidatura di Arcibaldo Miller alla Regione Campania», ha ribadito Carboni. Che ha dovuto rispondere anche su un’altra riunione a casa di Verdini, in cui fu sottolineata l’esigenza che il presidente della Sardegna, Ugo Cappellacci, desse seguito all’iter per l’attuazione della legge sull’eolico. Il governatore, già  indagato, sarà  riascoltato entro la fine del mese.
Ovviamente Carboni ha ribadito «l’inverosimiglianza dell’addebito di associazione segreta». Ma per la procura le sue «non sono state spiegazioni». L’interrogatorio riprenderà  nei prossimi giorni. Nelle ultime settimane di agosto erano stati risentiti gli altri due personaggi finiti in carcere per la P3, il giudice tributario Pasquale Lombardi e l’imprenditore Arcangelo Martino. I legali di Carboni attendono il 9 settembre per discutere in Cassazione il ricorso contro gli arresti.
Un altro big della politica potrebbe presto entrare da indagato nell’inchiesta. Il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, schiverà  la P3 ma non riuscirà  ad evitare una iscrizione. La valutazione è sul reato di abuso d’ufficio. Il presidente è già  stato ascoltato come testimone sulle pressioni esercitate per la riammissione della sua lista alle ultime regionali. La formalizzazione del pm coinvolgerà  anche il capo degli ispettori del Guardasigilli, Arcibaldo Miller, e l’ex a


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