Mediobanca torna al dividendo l’utile risale a 400 milioni

MILANO – Risultati migliori delle attese per Mediobanca, che è più solida perfino di quanto la comunità  finanziaria si immaginava (l’indice del patrimonio di base è salito all’11,1%). Non ha dovuto fare rettifiche sui crediti, torna a pagare un dividendo generoso ed è l’istituto italiano che nel 2009-2010 ha registrato il miglior risultato in termini di margine d’interesse (+6,5% a 917 milioni). Questa, in buona sostanza, l’analisi dell’esercizio chiuso il 30 giugno scorso, in cui Piazzetta Cuccia ha realizzato oltre 2 miliardi di ricavi (+14%) e grazie a un attento lavoro sui costi (saliti solo del 6% a 773 milioni), ha realizzato 400,8 milioni di profitti (2,4 milioni nell’anno precedente). Nulla di male, quindi, se tra maggio e giugno i costi sono saliti anche perché l’istituto ha pagato 10 milioni di incentivi e stock option ai manager. Agli azionisti di Mediobanca andranno 146 milioni di dividendi (0,17 euro per ogni titolo) vale a dire il 55% dei profitti cash dell’istituto. «Vogliamo continuare a pagare i dividendi – ha detto ieri l’amministratore delegato Alberto Nagel – a condizione che non ci sia un impatto sugli attivi non previsto o comunque di notevole rilevanza, come è stato lo scorso anno». Una volta che in primavera verrà  a scadenza l’opzione regalata lo scorso anno al posto della cedola, non sarà  sostituita con nuove operazioni simili: il warrant gratuito che consente ai soci di rilevare un azione Mediobanca al prezzo di 9 euro, verosimilmente non sarà  esercitato dato che ieri, nonostante il balzo dell’1,65%, il titolo ne valeva 6,79. Sui nuovi criteri contabili di Basilea 3 Nagel ha precisato che «è ancora difficile avere una visione completa». Ma Mediobanca non avrà  «problemi per la leva, per reperire la liquidità  e in termini di raccolta». Viceversa, sul 13,2% detenuto in Generali, l’istituto potrebbe essere costretto a dedurre la parte che eccede il 10% di Trieste dal patrimonio di base, per un importo che oggi è pari a tre punti di Tier1. «Mediobanca non ha problemi sui coefficienti patrimoniali – ha precisato Nagel – Basilea 3 dice che dal 2014 al 2018 ci dovrebbe essere una deduzione annuale del 20% di queste partecipazioni pari allo 0,60% del Tier1». In attesa della direttiva sui conglomerati finanziari, Mediobanca ha ribadito che nonostante Basilea3 continuerà  a pagare i dividendi, non avrà  bisogno di aumenti e non venderà  azioni Generali. Anche perché la partecipazione in Trieste, è il fiore all’occhiello del portafoglio (2,9 miliardi di valore di libro e 185 milioni di utili nel 2009-2010) di cui fanno parte l’11,6% di Teleco-Telecom e il 14% di Rcs. Infine, il finanziere Vincent Bolloré ha avuto il via libera dal patto di sindacato di salire dal 4,99% al 6%.


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